Oggi in Gran Bretagna si aprono in grande stile i festeggiamenti per il bicentenario della nascita di Charles Dickens. A Portsmouth, città natale dell’autore, è stata organizzata una parata commemorativa, mentre a Londra, nell’abbazia di Westminster, alcune illustri personalità tra cui il principe Carlo

e il regista Ralph Fiennes hanno omaggiato il grande romanziere ottocentesco con la lettura di alcuni tra i suoi brani più significativi. Il 2012 è l’anno di Dickens e tutto il mondo si prepara ad intraprendere più di mille eventi, tra cui mostre, spettacoli teatrali e iniziative letterarie, per rendere omaggio all’ icona dell’Inghilterra vittoriana.
Charles Dickens è considerato tra i più grandi romanzieri di tutti i tempi, la sua ideologia affonda le radici nella tradizione satirica e sentimentale settecentesca e la sua opera denuncia, in modo innovativo, il carattere patetico della società a lui contemporanea.
Dickens raggiunse l’apice del successo a circa venticinque anni con la pubblicazione sul Morning Chronicle  de“ I quaderni postumi del circolo Pickwick”, un allegro racconto della società inglese che per la considerevole ironia della trattazione era ancora lontano dai toni cupi con cui in seguito avrebbe descritto le storie dell’Inghilterra Imperiale. Lo scrittore britannico descrisse con eccezionale abilità, le vicende di una città in trasformazione: la Londra industriale dello sfruttamento minorile, la forte stratificazione sociale, l’avvento della modernità e il passaggio dalla navigazione a vela a quella a vapore. In “Racconto di due città” scrisse: “Era il tempo migliore e il tempo peggiore, la stagione della saggezza e la stagione della follia, l’epoca della fede e l’epoca dell’incredulità, il periodo della luce e il periodo delle tenebre, la primavera della speranza e l’inverno della disperazione. Avevamo tutto dinanzi a noi, non avevamo nulla dinanzi a noi; eravamo tutti diretti al cielo, eravamo tutti diretti a quell’altra parte – a farla breve, gli anni erano così simili ai nostri, che alcuni i quali li conoscevano profondamente sostenevano che, in bene o in male, se ne potesse parlare soltanto al superlativo. Un re dalla grossa mandibola e una regina dall’aspetto volgare sedevano sul trono d’Inghilterra; un re dalla grossa mandibola e una regina dal leggiadro volto, sul trono di Francia.” Charles Dickens fu il primo a narrare le caratteristiche di un regno che pur mostrandosi estremamente perbenista, celava dietro la sua brillante facciata, le crudeli condizioni di vita degli orfani, il lavoro disumano nelle miniere e nelle fabbriche, la criminalità infantile, la prostituzione e la fame. In una società moralmente puritana, l’autore svelò per la prima volta i molteplici aspetti della vita urbana che non erano mai stati raccontati fino ad allora e remando controcorrente rispetto alla classe dominante, si precluse il favore della critica e degli aristocratici riscuotendo tuttavia, un enorme successo tra il popolo. Dopo duecento anni “il Grande Burattinaio” continua ad affascinare i suoi lettori per la straordinaria consistenza dei temi e degli indimenticabili personaggi come Oliver Twist o David Copperfield ed oggi più che mai, ritorna attuale il sogno di Dickens: un mondo in cui al termine delle crudeltà giunga finalmente un riscatto. 

Maria Maddalena Crovella

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