L’impatto sul petto è stato così violento, da stroncarlo dopo pochi minuti.  Aveva sangue salentino il tecnico morto venerdì scorso nel mantovano, in seguito ad un incidente sul lavoro, mentre collaudava un mezzo anfibio.

Il salentino Alberto Martello, 40enne, originario di Galatone, ma nato e residente a Buscoldo, nel Salento ha ancora qualche parente. Il padre, Guido, dal leccese si spostò in Lombardia anni fa, quando fu assegnato alla stazione dei carabinieri di Curtatone. Qui al sud vivono gli zii ed i cugini della vittima.
Un urto accidentale e violentissimo non gli ha lasciato scampo. Martello era impegnato a collaudare un mezzo anfibio, per la ditta per cui lavora, la Marconi Industrial Service, azienda specializzata nella costruzione e riparazione di veicoli speciali e militari.
Venerdì pomeriggio, il salentino si trovava a bordo di un mezzo anfibio insieme al pilota e ad un altro collaudatore a Soave di Porto Mantovano, frazione della città virgiliana. Entrato in un canale ghiacciato, il mezzo, forse a causa di una manovra azzardata, avrebbe iniziato ad imbarcare acqua. Alberto Martello, che pare non si trovasse in posizione di guida, sarebbe scivolato all’interno del mezzo, andando a sbattere violentemente il petto contro una parte del veicolo.
Ha subito detto di sentirsi male, chiedendo aiuto ai colleghi. Sulle sue gambe il 40enne salentino era anche riuscito a scendere dal mezzo. Era cosciente, ma prossimo all’ipotermia. Poi, in attesa dell’ambulanza, ha perso improvvisamente conoscenza. Giunti sul posto, i medici del 118 hanno tentato invano di rianimarlo. L’emorragia interna non gli aveva lasciato scampo.
Alberto Martello, figlio di Guido, carabiniere in pensione, a Galatone ha ancora alcuni parenti. Per la sua morte, la Procura virgiliana ha iscritto sul registro degli indagati due persone: si tratta del pilota del mezzo anfibio e di un’altra persona, sulla quale vige il riserbo della Magistratura.

 

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