Massimo Buonerba è chiuso in una cella di Borgo San Nicola oramai da 50 giorni. Provato dalla detenzione, e dall’aggravamento delle sue condizioni di salute chiede di tornare a casa.

E lo fa attraverso il suo avvocato Sabrina Conte che ha presentato al gip Antonia Martalò una richiesta di revoca della misura cautelare in carcere, o almeno la sostituzione con la misura dei domiciliari. Per accertare se l’ex consulente giuridico dell’ex sindaco di Lecce, coinvolto nello scandalo sul filobus, sia o meno nelle condizioni di restare in cella, il gip ha oggi conferito l’incarico allo psichiatra Domenico Suma e al cardiologo Giuseppe Ruberti. Entrambi dovranno pronunciarsi entro martedì prossimo. Le operazioni peritali avranno inizio venerdì. Poi, sulle conclusioni dei medici, esprimerà il suo parere la procura, prima che il gip decida di scarcerare o meno l’indagato.

Già il Tribunale del riesame , lo scorso 29 dicembre, ha rigettato l’istanza di revoca della misura cautelare emessa, nei confronti del professore leccese, lo scorso 13 dicembre dalla Martalò. Le indagini, coordinate dal procuratore Cataldo Motta e dall’aggiunto Antonio De Donno, e condotte dal nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Lecce, si muovono sull’asse Lecce- Lugano. In Svizzera il sequestro di due conti milionari sospetti, riconducibili al docente. Da lì l’apertura del fascicolo d’inchiesta leccese, che ha accertato presunte tangenti percepite da Buonerba nell’ambito della realizzazione del filobus. Solo il progettista del filobus, il professore perugino Giordano Franceschini, anche lui indagato, arrestato con l’accusa di truffa aggravata, poi scarcerato dal Tribunale del riesame, gli avrebbe versato tangenti per 659mila euro, “anche per la partecipazione al gruppo politico di AN di cui Buonerba faceva parte”. Somme che Franceschini sarebbe stato indotto a pagare, secondo la ricostruzione operata dagli inquirenti, per ottenere l’incarico di progettista della filovia.

Un’impostazione accusatoria che non trova d’accordo i giudici del riesame, convinti invece del fatto che tra i due indagati ci sia stato un accordo corruttivo.

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