La parola d’ordine è stata “snellimento della burocrazia”. Gli edili leccesi sono scesi in piazza per chiedere soprattutto questo, di non avere i bastoni tra le ruote dalle istituzioni, visto che la situazione è già difficile così.

Si sono ritrovati alle 9 nel parcheggio del Foro Boario, alle porte di Lecce, con i loro camion in fila. Un’ora dopo è partito il corteo, organizzato dalla Consulta provinciale delle costruzioni, alla volta della Prefettura e della Camera di Commercio.

I numeri sono impietosi con una crisi soffocante iniziata già nel 2008.

Per quest’anno, si stima una perdita del 24% della produzione. Soprattutto, a ridursi del 44,5%, sarà il comparto dei lavori pubblici, dove sia i vincoli del patto di stabilità sia la burocrazia rallentano gli investimenti. Gli edili portano esempi concreti: la Ss 275, la Maglie- Otranto, la Regionale 8. Tutto fermo. Tutto al palo. Soldi per le imprese comprese. E non tutte hanno i requisiti per richiedere la cassa integrazione, costrette a licenziare, molto più spesso, gli operai, che restano senza ammortizzatori sociali. Le loro richieste, articolate in sei punti, vengono consegnate nelle mani del Prefetto Giuliana Perrotta. Al tavolo c’è anche un delegato della Banca d’Italia. Il punto imprescindibile rimane lo snellimento delle pratiche edilizie, ma anche la flessibilità dell’accesso al credito, la regionalizzazione del patto di stabilità, il monitoraggio delle risorse, il recepimento della direttiva europea sui ritardati pagamenti. Non manca chi, però, ci ha tenuto a puntualizzare, con un cartello che ha tappezzato via XXV Luglio: “Utilizzate i fondi del Piano per il sud, ma non cementificare l’ambiente”.

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