“Non c’è vita che almeno per un attimo non sia stata immortale”. Wislawa Szymborska.
Wislawa Szymborska (2 luglio 1923 – 1° febbraio 2012), poetessa, filologa e traduttrice polacca, morta nella sua casa di Cracovia dopo una lunga malattia, studiò ivi Lettere e Sociologia. Da allora visse in questa città da dove si allontanò soltanto per brevi, ma frequenti viaggi in Olanda.

Nacque a Kornik, nei pressi di Proznan e cominciò a pubblicare le sue poesie nel 1945 su un quotidiano, riscuotendo successo nel suo paese sin dal 1956 con numerose raccolte poetiche come “Richiamo allo Yeti”, “Sale” e “Gran divertimento”, in cui il quotidiano fu raccontato tramite intense riflessioni morali e poetiche, attraversando ed accompagnando con le sue opere tutta la travagliata storia novecentesca del suo paese, la Polonia, contribuendo a crearne una letteratura qualitativa e lasciando tracce indimenticabili delle sue opere in tutto il mondo, tradotte in molte lingue europee, ma anche in arabo, ebraico, giapponese, cinese ed alcune sue sillogi di poesie sono state pubblicate in Germania e negli Stati Uniti.
La sua fama all’estero iniziò con le prime pubblicazioni del 1996 in Germania, Inghilterra, Russia e Svezia, traduzioni che poi si sarebbero intensificate profondamente dopo il conferimento del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 ed ancora prima ricevette nel 1954 il Premio per la letteratura Città di Cracovia, nel 1991 il Premio Goethe, nel 1995 il Premio Herder e la Laurea ad honorem dell’Università di Poznan Adam Michiewicz.
La sua fortuna all’estero iniziò con le prime pubblicazioni del 1960 in Germania, Inghilterra, Russia e Svezia, traduzioni che poi si sarebbero intensificate profondamente dopo l’assegnazione del Nobel  e negli Stati Uniti D’America i suoi “Collected poems” riscossero notevole successo, mentre in Italia l’editore Vanni Scheiwiller che all’epoca era tra i pochi a conoscerla  approfonditamente pubblicò un’edizione fuori commercio nel 1994 e dopo nel 1996 la raccolta “Gente sul Ponte” in cui come un’eroina di Troia registrò l’immobilità di corpi scomodi, testamenti stracciati di morti ed un tempo trascorso con notizie inaspettate, imponendoci confronti tra amori felici e granelli di sabbia, in cui solo l’anima protestando “è l’unica voce che manca nell’inventario”.

Altre poesie dell’autrice comparirono su varie riviste fra cui “L’almanacco dello specchio” (1979), la “Nuova rivista europea” (1979) e nell’antologia del 1961 sui “Poeti polacchi contemporanei”, a cura di Verdiani, a cui seguì nel 1977 quella sulla “Poesia polacca contemporanea”.
Autrice di numerose raccolte poetiche, si annoverano tra le più recenti “Dwukropek (Due punti), pubblicata in Polonia nel 2005 dove nei suoi versi pose  la vita spirituale prima di tutto e nelle sue liriche, sovente brevi come aforismi, diede voce con immensa lucidità ed ironia ai problemi morali epocali muovendo da avvenimenti ed osservazioni  semplici, quotidiane in cui l’uomo è estraneo ed in antitesi con la natura e dove “la poesia nasce dal silenzio”.
Ironica, curiosa, tagliente e tenera contemporaneamente, dotata di una certa riservatezza, un carattere schivo e timido, riluttante alle celebrazioni, alle interviste ed agli incontri pubblici, ha lasciato il vuoto di una vita che non si spegne, in cui la vita stessa e la poesia non si lasciano spiegare, semmai sentire, ed è una particolare opportunità tutta da catturare al volo.
La sua fu più una resistenza alla storia iniziata nel 1941 quando, per fuggire alle deportazioni, s’impiegò alle ferrovie e poi, fra qualche illustrazione e racconto, visse un esordio poetico fra critici e redattori consapevoli di un valore alquanto modesto. Cerco la parola fu pubblicata prima nel ’45, durante il periodo universitario alla facoltà di Lettere e Sociologia di Cracovia, studi che interruppe per lavorare come segretaria di redazione e dedicarsi alla prima raccolta poetica intorno ai trent’anni.
Dirigere la sezione poetica di una famosa rivista partecipando all’associazione degli scrittori polacchi furono per lei come un avanzamento, un’iniziale difesa del potere con lo stesso impegno che la spronò a restituire alla censura del Partito Operaio la tessera ipocrita e tra i viaggi da Cracovia a Varsavia, convissero passaggi di letture e traduzioni da poeti barocchi francesi a un’antologia della poesia ebraica, fino agli anni Ottanta ed alla clandestinità di Solidarnosc che la premiò tra gli scrittori d’opposizione.
Leggendo e rileggendo alcune sue poesie, ho notato che alcuni suoi versi si sono impressi nella mia mente, indimenticabili ed a me come ai suoi numerosi lettori, mancherà la sua ironia intelligente, quel distacco apparente usato per raccontare magistralmente l’incanto di ogni vita umana, attraverso i moti dell’anima e del cuore, la nostra vera ed unica ricchezza!
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