Sergio Blasi è al lavoro, già da tempo, per allargare la coalizione di centrosinistra: il segretario regionale del Pd crede che sia necessario agganciare i centristi, anche a Lecce, perché non esiste un’altra strada per mandare a casa il centrodestra.

Mentre risponde alle nostre domande è a Bari dove, oltre a partecipare al Consiglio regionale, continuerà a incontrare alcune personalità politiche per discutere di alleanze.

Il segretario regionale dell’Udc, Angelo Sanza, ha bacchettato il Pd: dice che a parole Blasi ed Emiliano fanno delle grandi aperture, ma nei fatti impongono sempre il loro candidato, come è avvenuto a Casarano e come sta avvenendo a Trani. Lei come risponde?

«Questo non è vero, lui lo sa bene. Stiamo lavorando per costruire le alleanze, come ho sempre detto, in modo trasparente: la foto di Vasto non può essere esclusiva, ma inclusiva. Cioè si parte da lì per poter allargare. A Brindisi stiamo insieme, a Lecce stiamo dialogando per capire se ci sono le condizioni, da subito, per chiudere l’alleanza, a Trani il lavoro continua. Le liste si presentano il 3 aprile: vorrei ricordarlo a tutti!».

Sì, ma il tempo stringe.

«Qualche giorno c’è per lavorare. La politica è fatica, a meno che qualcuno non pensi che la politica sia strillare sui giornali, conquistare la scena con qualche battuta e con qualche idiozia e tutto finisce lì. È diverso! Se si ha a cuore la gente, la politica è la vita, non un gioco. In questi ultimi anni la politica è stata andare a litigare in qualche talk show, mentre i problemi li risolvevano altri: erano soltanto delle comparse in qualche trasmissione televisiva. Questo è valso per tutti. La politica così mi fa schifo: sia che la faccia la destra che la sinistra».

Lei crede davvero che sia possibile una convivenza definitiva, in tutta la Puglia, tra sinistra radicale e centristi?

«Io credo che noi dobbiamo pensare ai problemi del lavoro e sto insieme a tutti quelli che provano a trovare le condizioni dello sviluppo, della crescita per produrre nuovo lavoro, perché è la prima questione vera che abbiamo davanti. Quindi, i centristi, sinistre, riformisti,‘antiriformisti’, ‘carristi’, non so che altri ‘isti’ bisogna mettere, non me ne fotte niente. Proprio così, non me ne fotte niente: c’è la vita delle persone prima di ogni cosa».

Insomma, prima delle ‘barricate ideologiche’, bisogna pensare ai problemi concreti, vero?

«Questo Paese è devastato da queste stronzate: negli altri Paesi gli schieramenti sono chiari, definiti e dentro questi schieramenti c’è l’alternanza tra forze che hanno progetti diversi e la gente sceglie. In Italia, invece, è tutto il solito avanspettacolo».

Ne ha parlato con Carlo Salvemini? Non sarà molto semplice convincere i suoi a mettersi insieme all’Udc.

«C’è un’emergenza in quella città. Chiusure, centristi: cazzate! Basta con queste fesserie: c’è un’emergenza da affrontare. Un centrodestra che ha prodotto quel disastro in quella città, in una città tra le più belle del Mezzogiorno d’Italia, con tante opportunità inespresse. Stiamo pensando a fare i fighetti e a discutere di che cosa mettiamo insieme? Mettiamo insieme un progetto, il nostro progetto, e chi ci sta, su quel progetto, non può essere escluso. Il problema è cambiare, mandare a casa vent’anni di mal governo».

Quindi, dirà a Salvemini che l’importante è mandarli a casa, senza pensare ai pregiudizi ideologici?

«Ma quali pregiudizi? Perché Sel non sta al governo con l’Udc a Nardò, nella seconda città della provincia salentina? Sel non sta con Udc e Io Sud Nella provincia di Taranto e in quella di Brindisi? Che cos’è: viviamo a Lecce e facciamo i signorini?».

Il centrodestra leccese fa più paura dopo le primarie?

«Bisogna sempre rispettare gli avversari, qualunque cosa facciano: hanno fatto questa cosa, buon per loro. La sfida vera è a maggio: ci vediamo lì! La sfida non era il 26 febbraio. Vorrei soltanto segnalarvi che non ci sono più le Olimpiadi nel 2020. Ho fatto un conto: tra i 17 mila e 400 voti, diviso le ore che avevano a disposizione per votare, considerando il numero di seggi che avevano a disposizione, ogni persona, di fatto, ha dovuto impiegare 56 secondi per recarsi al seggio, dare il documento, prendere una scheda, votare e rimettere la scheda nelle urne…Diciamo che sembra quasi un allenamento per partecipare alle Olimpiadi. Hanno fatto uno sprint!Ma ora non ci sono più le Olimpiadi! Al di là di questo, si segnala come i numeri possono essere letti in tanti modi».

Però il centrodestra leccese si sta riunificando: la Poli, Fli e il Pdl insieme a Lecce sono molto forti, non crede?

«Dovrebbero essere preoccupati i leccesi, mica noi! Noi proponiamo una prospettiva di cambiamento. Noi siamo quelli che si battono contro quel club che ha prodotto via Brenta,ha sfregiato la città con il filobus, che non ha ancora fatto il piano regolatore e ha portato la città sull’orlo del dissesto. Devono ringraziare le Regione di centrosinistra se non sono finiti nella fogna. Noi siamo questi e proponiamo una città differente da quel club. Adesso sono ritornati tutti insieme? Certo che hanno una bella faccia tosta e un bel coraggio! Il sindaco Perrone sa bene che la Regione avrebbe potuto ‘distrarsi’, ma ha dato le risorse per coprire i buchi del‘lodo Leadri’ e tutte le cose che l’accoppiata Poli-Perrone ha prodotto in quella città.

Lei lo sa che il centrosinistra sarà attaccato duramente, anche nella campagna elettorale leccese, sulle gravi difficoltà della sanità pugliese?

Sono pronto a parlarne con chiunque. Il partito di Perrone e della Poli ha portato il Paese nel baratro: forse non abbiamo più i soldi per garantirci il servizio sanitario pubblico, che è stata una grande conquista del passato.

Anche sulle internalizzazioni è scoppiato uno scandalo.

Invece di raccontarlo ai giornali, ci si rivolga alla magistratura.

Gaetano GORGONI

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