L’amore ha costituito uno dei temi principali della poesia di tutti i tempi e non c’è stato poeta che non l’abbia mai trattato, essendo visto come una forza crudele che abbatteva tutti i sentimenti umani e considerato anche in modo più raffinato ed aristocratico, circondato di grazia.

Entrambe le tendenze furono assunte da alcuni poeti latini come Lucrezio, che lo raffigurava drammaticamente violento, o come Catullo  che al contrario lo viveva in forma più gentile.
Nella lirica dei poeti provenzali l’amore è assunto come tema fondamentale e trattasi di un “amor cortese”, un nobile e puro sentimento dell’anima rivolto ad una donna irraggiungibile, che racchiude in se il suo fine realizzandosi anche senza il contatto diretto con la donna amata, educando ed esaltando il cuore degli amanti, in modo puro e libero da rapporti fisici ma tanto più elevato ed appagante.
Gli stilnovisti, perfezionarono il processo di spiritualizzazione del sentimento amoroso, affermando che la nobiltà non è una virtù ereditata dagli avi, ma è una personale conquista, il principio tramite cui la donna può influire nel perfezionamento morale dell’innamorato non avendo valore tanto per la sua avvenenza fisica, quanto per le virtù che sprigiona dalla sua presenza, diminuendo l’orgoglio di chi l’ammira e rendendo docile anche l’uomo più iracondo.
L’amore per gli stilnovisti, è un sentimento profondo da vivere nell’intimo della propria coscienza che suscita nell’anima molteplici reazioni sia gioiose che angosciose, turbando il poeta.
Nel tredicesimo secolo la letteratura italiana si diffonde notevolmente originando filoni e scuole al cui interno si raccolgono poeti di varie origini, legati però, da una comune scelta di contenuti e tecniche.
Dalla Scuola Siciliana, attraverso la scuola denominata appunto di transizione, nasce lo stilnovismo, il cui termine è una creazione dei posteri per definire una novità individuata nello stile, per lo più messa in dubbio dai critici dei secoli seguenti. Essa è una poesia scaturita da una precisa e particolareggiata meditazione, sinonimo di una maturità maggiore.
Lo stesso Dante, in un passo del “Purgatorio esprime la sua figura di vate e quindi la tecnica dello stilnovo: “Io mi son un che quando amor mi ispira, noto e a quel modo che ditta dentro vo significando”.
I temi e le nuove tecniche sono chiaramente esposte in quello che fu denominato il “Manifesto”. Guido Guinizelli scrisse, una specie di discussione amorosa, paragonandola a fenomeni astronomici e scientifici: “Al cor gentile rempaira sempre amore”, il cui contenuto si basa sull’amore che è lontano da quello provenzale e ripreso dalla Scuola Siciliana, inteso come idealizzazione del sentimento e quindi della donna, colei che illumina il cuore dell’uomo permettendo di scoprirne la gentilezza così come il sole, illuminando le pietre preziose, lascia vedere le virtù donate dalle stelle ad ognuna di esse.
In alcune opere di Guido Cavalcanti è possibile riscontrare un avvicinamento alle ballate provenzali  come “In un giorno incontrai pastorella”, dove il poeta apprezza la donna per il suo aspetto fisico e descrive il congiungimento avuto con lei con infinita dolcezza ed entusiasmo, separandosi quindi, dalla contemplazione pienamente intellettuale.
Contemporanea allo stilnovismo è la poesia borghese realistica che nasce in netta antitesi con questa per l’esigenza di contrapporre ad un’alta borghesia, ormai emancipata, una bassa borghesia rimasta invece emarginata e quella tra i poeti dello stilnovismo e quelli della poesia borghese realistica diviene un conflitto tra borghesi: il primo era esclusivamente interessato ai problemi della ricca borghesia per la sua gentilezza, tipica di ciascun individuo e, ovviamente, quella più povera avvertì il bisogno di rivendicare se stessa e ne scaturì così una poesia che, si pone su di una posizione di contenuti e tecniche decisamente opposto a quello del suo “rivale”.
Cecco Angiolieri in  “Tre cose sole mi sono in grado” esalta la donna, la taverna ed il dado, essendo delle necessità materiali, ostacolate dalle ristrettezze economiche inflittegli dai genitori, da cui derivo’ un violento contrasto.
Infine Rustico Di Filippo descrive una donna anziana in modo sgradevole, prosaico, diversamente dalla donna angelicata descritta con dolcezza e leggiadria dai poeti stilnovisti, un modo differente dagli altri poeti di esprimersi.
A conclusione di questo mio personale omaggio dedicato all’amore ed ai poeti di tutti i tempi, cito un particolare aforisma del poeta per antonomasia, Dante Alighieri: “Amor ch’a nullo amato amor perdona, mi prese del costui piacère sì forte, che come vedi, ancor non m’abbandona”. La vita senza l’amore e la poesia è un fuoco fatuo!
Alcune notizie sono state tratte dal sito: www.isisvasari.it