Lungo la costa, nelle visceri profonde della terra, in infiniti cunicoli millenari dall’indiscusso fascino, che a volte bucano la roccia per chilometri, esistono testimonianze tangibili dei primi abitanti salentini: grotta dei Cervi, della Zinzulusa, Romanelli a sud di Otranto, del Bambino

, del Diavolo, dell’Elefante, Porcinara a Santa Maria di Leuca e nella baia di Uluzzo, nei paraggi di Santa Maria al Bagno, la grotta del Cavallo, ecc. che sulle pareti hanno lasciato impressi i segni del loro passaggio dal paleolitico inferiore all’età del bronzo.
Ed accanto ai pittogrammi ed ai graffiti realizzati dall’uomo, si annoverano vasellame ed utensili dell’industria misteriana e dei periodi successivi, reperti archeologici importanti, compresi fossili di animali vari come pachidermi, orso, jena ed altri ancora che, a causa delle mutate condizioni climatiche nei millenni, sono scomparsi ormai definitivamente da molti secoli dal nostro territorio.
La Grotta della Poesia, ubicata a Roca Vecchia (nei pressi di Otranto) è una cavità scavata dal mare durante i secoli, che ha pure offerto rifugio in tempi più remoti. L’etimologia del suo nome deriva da posia, un termine della lingua greca medioevale che significa “sorgente di acqua dolce”, un preciso riferimento alla fonte che un tempo scorreva internamente, i cui segni sono attualmente ancora visibili e gli abitanti del posto, credono che il suo nome si riferisca alla famosa leggenda tramandata da generazioni, secondo cui sovente una stupenda principessa  s’immergeva nelle sue acque e quando si diffuse la notizia, numerosi poeti visitarono questo luogo incantevole per ammirarla e comporre poesie in sua memoria.
Nella Baia di Porto Badisco, a pochi km a sud dalla città di Otranto vi è la Grotta dei Cervi uno dei principali monumenti neolitici in Europa. Qui nel 1970 un gruppo di speleologi salentini formato da: Daniele Rizzo, Severino Albertini, Isidoro Mattioli, Enzo Evangelisti e Remo Mazzotta, dopo alcuni giorni di scavo riuscirono ad aprire un varco tra la roccia che li portò in direzione di una lunghissima cavità sotterranea e percorrendo dei cunicoli sotterranei collegati tra loro ebbero così accesso ad alcune delle grandi sale recanti degli stagni d’acqua dolce.
Sono esattamente 3 corridoi principali, lunghi quasi 300 metri, profondi 26 metri sotto il livello del mare e di difficile accesso con il passaggio attraverso strette aperture che offrono al visitatore uno spettacolo straordinario, i simboli dei pittogrammi, dipinti risalenti a circa 6000 anni fa che permettono di avere informazioni sulla vita degli uomini neolitici e sul salento di una volta e la denominazione imposta di Grotta dei Cervi deriva dalla raffigurazione presente dello stesso animale durante delle scene di caccia. Interessante è pure la presenza di figure sacre, particolarmente quella di uno sciamano e c’è pure un’intera volta di una sala sotterranea affrescata da impronte di piccole mani: forse tracce di un rito d’iniziazione, o semplicemente indicano il loro passaggio. Ma ciò che affascina soprattutto il visitatore è l’immenso repertorio d’immagini astratte, indecifrabili.
Nei paraggi di Castro si può ammirare la Grotta Romanelli, molto frequentata partendo dal Paleolitico medio per arrivare alla sua fine allorquando a causa di una breccia ossifera restò chiusa fino al 1900 ed i cui graffiti interni rappresentano una mitologia basata sul simbolismo sessuale. Sono stati anche rintracciati i resti di cervi, elefanti, pinguini e rinoceronti.
Poco più a sud c’è la Grotta Zinzulusa, tra le più meravigliose della costa, per la sua posizione e spettacolarità della roccia, il cui nome le deriva dagli “zinzili”, gli stracci in dialetto salentino, che pare pendano dal soffitto. Attraversato l’ampio ingresso alto 15 metri  si apre l’atrio a forma di anfiteatro, che tramite un passaggio angusto immette nel vestibolo che si apre tra alte pareti a strapiombo sul mare a quasi 9 metri d’altezza.
Il Corridoio delle Meraviglie, un enorme ingresso seguito da un corridoio, è un eccezionale percorso dove stalagmiti e stalattiti nel corso dei secoli hanno assunto svariate forme. Attraversato interamente il corridoio si arriva alla cosiddetta cripta, per via delle infinite colonne cristallizzate presenti internamente, uno spettacolo straordinario di trasparenza e luminosità, passando invece attraverso il Duomo, ossia una specie di canyon dalle pareti senza traccia di formazioni calcaree si giunge al Cocito, un laghetto.
Sempre a Castro è tutta da visitare la Grotta Palombara,  cosiddetta in quanto gli anfratti e le fessure paiono essere la dimora gradita di numerosi colombacci che ivi nidificano ed essendo una grotta tipicamente marina, si può visitare con una escursione in barca.
E’ situata in corrispondenza di una nicchia costiera ed è dotata di una volta decisamente alta. Un’altra grotta marina è la Grotta Azzurra distante poche centinaia di metri dalla grotta Zinzulusa in direzione sud, e si può raggiungere solo per mare ed il suo nome deriva dalla particolare colorazione del mare internamente che al visitatore sembra di una luminosità particolare blu cobalto a causa del fenomeno naturale della rifrazione.
Il Capo di Leuca è caratterizzato da questa tipologia di grotte e frequenti sono le gite organizzate noleggiando imbarcazioni dal porto di Santa Maria di Leuca. E’ da ricordare la Grotta delle tre Porte appartenenti alle caverne antelucane, con i resti dell’Uomo di Neanderthal e di fauna africana come il rinoceronte, la Grotta degli Elefanti e la Grotta dei Giganti dove sono stati individuate ossa e denti di pachidermi e quella del Diavolo che conservava focolari, utensili e ceramiche neolitiche.
Chi si reca in vacanza nel Salento, alla scoperta del mare, della campagna e dell’arte di questo estremo lembo di terra, non ha che da visitare pure le varie ed incantevoli grotte che lo popolano e che offrono al visitatore uno spettacolo suggestivo, come di perle rare e preziose incastonate nella natura, perché il Salento è uno stato d’animo tutto da scoprire e vivere in ogni stagione!
Alcune notizie sono state tratte dai seguenti siti: www.salentoinweb.it e www.masseriapallanzano.it

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