Foto Antonio CastelluzzoLettera aperta del vicepresidente del Consiglio regionale Antonio Maniglio (Pd) al garante regionale dei detenuti, Pietro Rossi.
“Con la presente Le voglio segnalare la situazione che riguarda la casa circondariale di Lecce con particolare riferimento alle condizioni di lavoro

e di studio di quanti insegnano o frequentano la scuola di Borgo S.Nicola.
I docenti impegnati nel carcere hanno più volte denunciato la carenza di spazi e di materiale didattico, problema cronico di quasi tutte le scuole dei penitenziari, cui fanno fronte con un volontariato personale, che sfiora un idealismo di altri tempi. Ci si contende spazi angusti, inospitali, mal costruiti e disumani per poter aprire una nuova aula e farla funzionare. Si tratta di ambienti con un’acustica pessima, che obbligano i docenti a  sgolarsi in mezzo ai rumori della vita reclusa. Qualche carta geografica e una lavagnetta completano l’arredamento. Del resto, hanno sottolineato gli insegnanti, se i detenuti sono ammassati nelle loro celle, come si può pretendere di avere un ambiente dignitoso dove far loro scuola?
Presso il carcere di Borgo San Nicola ci sono 5 classi di alfabetizzazione primaria, 6 classi di scuola media che fanno capo al Ctp (Centro territoriale permanente) presso la scuola di primo grado “D. Alighieri” di Lecce e 12 classi di scuola superiore, che fanno riferimento all’I.T.C. “Olivetti” di Lecce. Circa 300 studenti/detenuti partecipano alle lezioni, esercitando il loro diritto alla rieducazione. Ma ciò avviene  in ambienti inagibili per un freddo umido, che minaccia la loro salute e quella degli insegnanti. Bronchiti e polmoniti sono le malattie più diffuse in questo periodo.
Nelle giornate più rigide, come quelle che stiamo attraversando, i detenuti preferiscono rimanere in cella e non partecipare alle attività didattiche, mentre gli insegnanti non hanno questa opportunità e qualcuno di loro ha provveduto a portarsi da casa la stufetta o  la borsa dell’acqua calda. Il carcere, d’altronde, è in una situazione economica difficile e non è in grado di sostenere l’aumento delle ore di riscaldamento che è già insufficiente, poiché l’impianto rimane acceso solo dalle sette alle nove di sera.
Ecco perché, al fine di dare una risposta ai docenti e ai detenuti, si potrebbero coinvolgere le istituzioni interessate mettendo intorno a un tavolo il Comune e la Provincia di Lecce e il Provveditorato agli studi, oltre alla direzione del carcere e, magari, una delegazione di dicenti; e in tale sede procedere a una comune assunzione di responsabilità. Non penso che sia impossibile trovare le risorse per riscaldare 20 aule e fornire un po’ di materiale didattico a chi tenta la difficile strada del reinserimento sociale e a quanti, i docenti, svolgono la loro attività non in modo burocratico ma con alto senso civico”.