Foto Antonio Castelluzzo

E’ stato intercettato per posta il pacco sequestrato dal nucleo anti-droga della Guardia di Finanza, contenente 500 ml di droga liquida, la cosiddetta “droga dello stupro” o per gli addetti ai lavori GBL. 

Stefano Manisco, 46enne di Galatone era il destinatario del pacco proveniente dall’Olanda e che i militari del GOA hanno rintracciato in seguito ad una segnalazione proveniente da Milano. I baschi verdi hanno seguito il percorso del pacco contenente il flacone di droga e spacciandosi poi per corrieri, lo hanno consegnato al destinatario, che ignaro di trovarsi davanti le forze dell’ordine, ha confermato di essere al corrente del contenuto.

Manisco ha firmato la ricevuta di consegna nella sua abitazione, ricevendo in mano il pacco e poi subito dopo è stato fermato dai militari del GOA, che lo hanno arrestato per traffico di sostanze stupefacenti.

La droga liquida è un solvente chimico pericolosissimo ed è incolore, insapore e inodore; passato lo stato di sballamento ed euforia inoltre, chi la assume non ricorda nulla di ciò che ha fatto ed è per questo che è stata utilizzata più volte dagli stupratori per circuire le proprie vittime. Questo solvente viene utilizzato addirittura dai carrozzieri e l’acquisto in questo caso è regolato dal Ministero della Salute, perché l’assunzione può anche provocare dei danni cerebrali gravissimi.

Nonostante ciò, è una droga che purtroppo prende sempre più piede all’interno del mercato dello spaccio, proprio grazie ai suoi particolari effetti e perchè è difficile per le forze dell’ordine rintracciarla a causa delle sue caratteristiche. Anche il giro d’affari che se ne ricava è da considerare: con un solo flacone di 500 ml al costo di 200 euro, infatti, si possono ricavare fino a mille dosi, vendute poi per 20 euro l’una.

La Guardia di Finanza è molto soddisfatta del successo dell’operazione, perché è già la seconda volta che questo tipo di droga, nonostante le difficoltà venga sequestrata. Lo scorso giugno infatti, venne ritrovato un flacone simile ma all’epoca non furono rintracciati i responsabili. Questa volta invece, per Stefano Manisco non c’è stato niente da fare. Dopo essersi giustificato dicendo che il flacone serviva per delle attività lavorative senza però poter presentare l’autorizzazione ministeriale, è stato condotto in carcere.

 

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