Matt King (George Cloney) è un avvocato di successo ed erede insieme a quattordici cugini  dell’ unica fetta di terra Hawaiana ancora non sopraffatta dal cemento che vale migliaia di dollari.

La vita di Matt è completamente dedicata al lavoro tanto da non essersi mai occupato delle due figlie, rispettivamente di sedici e dieci anni e ancor meno della moglie che vede solo sporadicamente.
La vita dell’avvocato prosegue senza troppe emozioni in una terra che per molti, anzi per tutti è il paradiso in terra, le Hawaii, ma in diciassette anni lui il mare e la tavola da surf gli ha visti veramente poco. La moglie, Elisabeth, invece era diventata un’ esperta di sport acquatici estremi e proprio uno di questi gli è stato fatale, lei a causa di un incidente entrerà in coma e in seguito morirà. La faccenda della terra che non è convinto di vendere, la sventura capitata alla moglie, la scoperta di un suo  tradimento e le sue due figlie, gli faranno riscoprire i valori umani assopiti nel suo animo.
Paradiso amaro è stato presentato al Toronto Film Festival  del 2011, mentre quest’anno è candidato a ben cinque premi alla Notte degli Oscar.
L’opera del regista Alexander Payne, si pone  come un ulteriore tassello  nella sua filmografia in quanto capace di equilibrare le due caratteristiche che delineano i suoi film. La prima incline soprattutto a descrivere uomini fuori  dalle righe, come per esempio nel film “A Proposito di Schmidt” con lo strepitoso e poliedrico  Jack Nicholson, che interpreta Worren Schmidt, un uomo che a sessant’anni vede sgretolarsi davanti agli occhi tutto quello per cui aveva lavorato per tutta una vita.
L’altro aspetto delle storie raccontate da Payne è lo scavare nelle profondità dell’animo umano, nei dolori, nei sentimenti e nelle debolezze  della gente comune, che affronta situazioni drammatiche inaspettate con enorme coraggio e voglia di andare avanti, creando nuovi equilibri lì dove quelli vecchi si sono dissolti.
Paradiso amaro è un film che parla soprattutto di quel complesso “arcipelago” che è la famiglia quando non esiste un dialogo tra i membri che la compongono, proprio come isole che non comunicano tra loro.
La pellicola parla anche della speranza che dopo il dolore e i legami infranti, c’è sempre il tempo e lo spazio per ricongiungersi, per amore delle proprie radici e del passato che lo vogliamo,o no, ci appartiene.
Protagonista indiscusso per la sua grande performance è George Clooney, che per la prima volta si trova a dover vivere, immedesimandosi, la sua vera età con annessi problemi; prova attoriale, questa, che lascerà nel cuore degli spettatori un tratto indelebile della professionalità dell’attore-artista che merita senz’altro di essere premiato.

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