Due giorni dopo, ecco la nostra Milena scendere nuovamente in campo.
Sapendo dove attendere la signora, si travestì da mendicante, facendo finta di non avere neanche un paio di scarpe.
Quando quella uscì dal negozio, non poté fare a meno di notarla e di dispiacersi per la sua condizione.

Quella le chiese di fare qualcosa per aiutarla, almeno un paio di scarpe per non prendere freddo, come quelle che aveva nella busta.
“Beh, queste non mi sembrano adatte al suo stile di vita, però, sa che le dico? Gliele compro! Mi aspetti un attimo qui, anzi no! Entri con me, così le misura”.
“Ma no, no! Magari mi lasci qualcosa! Mi vergogno!”.
“E che male c’è? Mica sta rubando! Deve semplicemente misurare un paio di scarpe”.
Milena non ebbe più forza e, paonazza dalla vergogna, provò alcune paia di calzature.
Il commerciante, tuttavia, non poté non notare il suo volto e continuò a fissarla per tutto il tempo.
“Sa? Lei assomiglia in maniera impressionante ad una signora che è venuta qui due giorni fa e che era interessata alle calzature della mia cliente”.
“Si dice che per ognuno di noi ci siano almeno sette sosia. Magari siamo simili!” – rispose lei imbarazzata, sembrava quasi comica.
“Come, come?” – chiese l’altra, facendo segno alla mendicante di star zitta – “Mi spieghi meglio!”.
“Si, voleva le sue scarpe. Ovviamente le ho detto di no, le ho proposto qualcosa di nuovo, ma non ha voluto. Forse ripasserà se non troverà nulla”.
“Ma tu guarda questa! Chiedere le scarpe di un cliente! Con che faccia poi! Lo sa? Si somigliano anche in questo” – indicando la poverina – “Anche lei ha chiesto le mie scarpe!”.
“Perché sono scalza!” – gridò quella alzandosi in piedi e correndo via piangendo.
“No, aspetti! Non volevo offenderla!”.
“Certo che sono strane entrambe!” – considerò il commerciante.
“Mi dispiace” – disse lei sommessa. Poi accommiatò il proprietario e andò verso casa.
Milena, intanto, aveva finto di piangere per togliersi dall’imbarazzo e uscire da quella situazione che, per lei, poteva essere una trappola e farla rimanere imbrigliata.
“Occorre studiare qualcosa! Ma cosa? Andare a casa sua non posso, non sono una ladra. E se mi fingessi una rigattiera? Ma si, magari può funzionare!”.
Detto fatto. La seguì, quatta, quatta, mentre per strada la prendevano per matta per le pose che assumeva.
Giunta a casa di quella, le diede giusto il tempo di calzare le pantofole, che, “Driiiin”, suonò alla porta.
“Salve! Chi è lei?” – domandò la padrona di casa.
“Buongiorno signora! Sto facendo il giro dei palazzi per acquistare roba da rivendere a basso costo, per la mia bottega. Mi darebbe una mano? Non avrebbe qualcosa da vendermi?”.
“Oh, questa è bella! Di solito chiedono di comprare. Non so, le serve qualcosa in particolare?”.
“Beh, a dire il vero, si. Qualcosa di elegante che, magari, non usa più o che sa userà solo una volta e mai più, cose così insomma!”.
“Mmmmhhh, mi faccia pensare …. No, di questo genere no. Però, adesso che mi ricordo, ho un quadro che è in cantina e che mio nonno mi diceva essere di valore, ma io non ci ho mai creduto”.
“La ringrazio, ma è difficile vendere oggetti d’arte, pensi se sono di valore. Io vendo a prezzi bassi, non potrei permettermelo!”.
“Oh, ma glielo regalo. Sono ben lieta di liberarmene! Anzi, l’accompagno in bottega, perché è piuttosto pesante. Se mi dà una mano …”.
“Ma no signora! Non c’è bisogno, davvero. Magari può farlo valutare!”.
“Insisto!”.
“E va bene! Mi dia questo quadro! Gliene sono grata!”.
“Si figuri! Anzi, sono io che ringrazio lei!”.
E fu così che Milena ebbe in dono un Turner, che valeva un sacco di soldi davvero. I suoi quadri erano esposti alla National Gallery.
Fu solo grazie all’ingente traffico che la nostra eroina poté evitare di farsi accompagnare <<fino in bottega>>.  Le fece prendere apposta le strade più trafficate e si fece lasciare “ … a solo duecento metri da qui, va benissimo! Ancora mille grazie!”, salutando la generosa signora.
Il marito, vedendola tornare affaticata, con un quadro pesante sotto braccio, le chiese: “Avevano finito le scarpe?”.
“Ma sta’ zitto, va’!” –  e dopo qualche secondo – “… e non provare a sfottermi, sai?” – tutta arrabbiata, tanto che il marito pensò che fosse diventata matta.
“Adesso devo trovare un altro piano, anzi due, perché il quadro glielo restituisco. Va bene che voglio le scarpe, ma approfittare così della sua generosità non è giusto! E se, semplicemente, gliele chiedessi, magari regalandogliene un paio nuove? Ma no, non mi darebbe retta, le servono per il matrimonio della figlia!” – pensava, mentre era sul letto, distesa.
“Ma certo!” – battendo il pugno sul palmo della mano – “Il matrimonio! Come ho fatto a non pensarci prima? Sarà lì che mi riprenderò le scarpe. Devo solo tornare a vedere il suo cognome per poter rintracciare la chiesa dalle partecipazioni”.
Detto, fatto. Il giorno tanto atteso arrivò immantinente e, intanto, Milena era riuscita a procurarsi tutte le informazioni necessarie.
Sotto casa della sposa c’era un gran via vai di parenti, invitati, curiosi, ma lei no. Per lei sarebbe stato troppo pericoloso appostarsi lì, per quanto fosse più elegante di tutti gli altri.
Si, perché Milena un piano l’aveva: mescolarsi agli invitati, avvicinarsi il più possibile alla madre della sposa e … zac! Afferrare le scarpe, lasciandogliene un paio simili e abbinabili al suo vestito.
Era già in chiesa quando gli sposi e tutto il loro corteo fecero il loro ingresso.
Via alla marcia nuziale, ai saluti, ai sorrisi, alle promesse, tutto procedeva bene, fino a quando …
“Mamma mia! Che spavento! Che vuole lei qui, che ci fa? Non la conosco neanche! Perché striscia vicino ai miei piedi?” – gridò leggermente l’acquirente delle scarpe, per non dare scandalo, pur se spaventata, mentre gli invitati guardavano con curiosità quella signora che si era messa gattoni vicino lei.
“Ecco! Lo sapevo! Come? Non ti ricordi? La figlia di tua cugina di secondo grado. Mi hai mandato l’invito e  non mi riconosci neanche?” – bisbigliò lei, rassicurandola.
Il prete intanto tossicchiava, per richiamare l’attenzione, e la sposa, giratasi un attimo, esclamò: “Mamma!”.
“Scusate!” – rispose, vergognandosi, lei.
Poi riprese, bisbigliando, mentre l’altra le si sedeva accanto: “Ad ogni modo, perché spaventarmi così? Che ci facevi gattoni per terra?”.
“Volevo evitarti una figuraccia! Ho notato che le scarpe ti facevano male e ti ho intravisto mentre le toglievi”.
“Io? Ma se le ho ai piedi! Sicura di stare bene?”.
“Ma si, ma si! Però, guarda! Sei scalza e neanche te ne accorgi?” – quando poi le aveva sfilato lei le scarpe, mentre quella era spaventata, usando i piedi per farle scivolare.
“Tu guarda!” – si meravigliò quella rimirandosi i piedi – “Dev’essere stato un gesto talmente spontaneo che non me ne sono accorta. Adoro queste scarpe …” …
“Non quanto me!” – pensava intanto l’altra.
… “… tuttavia, fanno un male ai piedi! Ora capisco perché quell’elegante signora me le ha vendute! A proposito, a ben guardarti, sai che le somigli?”.
“Davvero?” – fingendo stupore – “Tu guarda le coincidenze della vita! Ad ogni modo, adesso smettiamola, stanno per scambiarsi gli anelli”.
A questo, seguì l’applauso generale e Milena, scusandosi per la commozione, si portò verso l’uscita, pensando a cosa inventare per togliere le scarpe alla signora.
Tuttavia, al lancio del riso, mentre gli sposi si allontanavano, Milena scivolò sulle scale e le cadde il cappello a larga tesa che aveva sul capo.
A quel punto, la signora non ebbe alcun dubbio: “Altro che somiglianza! È lei, ed era sempre lei la mendicante, la commerciante, la figlia della cugina, hhhgggghhhh!” – aspirando, spaventata, tutto a un tratto – “ La signora che era andata dal calzolaio! … … Ma si può sapere che vuole da me?” – gridò esasperata quella, mentre tutti si giravano a guardarle.
“Le scarpe!” – rispose sommessa quella – “Però, le restituisco i soldi, il quadro e gliele pago … oh, e gliene regalo un altro paio, che si abbinano meglio al suo vestito. A me piace la moda, sa?”.
“Vada via di quiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii” – urlò quella esasperata.
“Permesso, scusate … ridete! Era uno scherzo, siamo della tv!” – rispose l’altra sorridente, di un fintissimo e imbarazzatissimo sorriso, mentre si rialzava.
Una volta lontana da lì, mentre gli altri davano un po’ d’acqua alla signora, Milena, in macchina, scoppiò a piangere, non solo per l’umiliazione, ma anche perché, ormai, aveva perso per sempre le sue scarpe.
Dopo qualche giorno, inviò una lettera di scuse e un pacco dono per gli sposi e la signora. Elargiva loro un viaggio di nozze, alla mamma un abito da sera completo di accessori, il rimborso delle scarpe e il quadro, con la stima del suo valore. Spiegava anche quanto tenesse a quelle scarpe e come se ne fosse distaccata a malincuore, però, indubbiamente, aveva sbagliato su tutti i fronti, ed era pronta ad assumersi le sue responsabilità.
La signora non la denunciò, molto magnanimamente, accettò le scuse e i doni e disse che per lei la faccenda era chiusa così, ma che non avrebbe mai più voluto rivedere né lei, né le sue scarpe, che, a sua volta, aveva rivenduto, ma non ricordava neanche a chi.
Milena, sommessa, quando suo marito le chiese cosa avesse, gli rispose: “Nulla, ho solo fatto un po’ di beneficenza e mi sono commossa”.
“Tu? Allora sta proprio arrivando la fine del mondo!”.
“Tu non capisci veramente niente! Chissà pure se mi ami!” – rispose irata lei, sbattendo l’uscio della porta di casa, mentre presa furiosamente la borsetta, usciva.
Iniziò a camminare tanto, mentre pensava se fosse il caso di chiedere il divorzio e, ad un tratto, un oggetto in vetrina la colpì: un meraviglioso, nuovissimo, paio di scarpe.
“Mamma mia! Che belle! Sembrano le mie! Devo assolutissimamente averle!”.
Il commesso fu gentilissimo con lei, anche perché, con trecento euro di spesa, la gentilezza viene, eccome!
“Come sono contenta!” – disse, uscendo dal negozio – “È come se avessi riavuto le mie scarpe. Sono uguali, ma più belle!”.
“Beata lei!” – esclamò il proprietario dell’attività commerciale vicino al commesso – “Se sapesse che a me sono costate meno della metà! Pensa, me le ha vendute una signora, dicendo che non voleva più saperne. Le ho rimesse a nuovo, riconfezionate, et voilà! Un’altra signora è felicissima!”.
Eh si, erano proprio le scarpe di Milena, ma questo, lei, non lo seppe mai.
Fine
Ogni riferimento a fatti, persone, situazioni, è puramente casuale

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