Rallenta la cassa integrazione guadagni nel Salento. Nel 2011 sono state concesse 7 milioni e 915mila ore, di cui un milione e 495mila ore (pari al 18,9 per cento del totale) autorizzate nella cassa ordinaria, un milione e 575mila ore (19,9 per cento)

in quella straordinaria e quattro milioni e 844mila (61,2 per cento) in quella in deroga.

Rispetto all’anno precedente, calano gli ammortizzatori sociali. La cassa ordinaria è scesa, infatti, del 46,7 per cento, quella straordinaria del 56,3, mentre è «salita» quella in deroga del 35,9 per cento. Per quest’ultima tipologia, l’artigianato «incide» solo per il 3,9 per cento (190mila ore).

Questa la situazione in Puglia. A Bari sono state concesse ben 26 milioni e 830mila ore in totale, a Taranto 14 milioni e 169mila, a Foggia quattro milioni e 282mila, a Brindisi tre milioni e 767mila. Per un totale regionale di 56 milioni e 966mila ore. Da capogiro il dato nazionale: 973milioni e 164mila.

«La congiuntura economica degli anni 2008 e 2009 ha spinto le imprese salentine ad un fortissimo ricorso agli ammortizzatori sociali» – ricorda Mario Vadrucci, segretario generale di Confartigianato Imprese Lecce.
«L’analisi per tipologia – commenta – dimostra come la cassa ordinaria e quella straordinaria siano ormai superate, mentre “galoppa” quella in deroga. C’è una bella differenza tra le tre. Per fortuna – rileva Vadrucci – è calata quella straordinaria, in quanto non è temporanea e serve a fronteggiare gravi, per non dire gravissime, situazioni di “eccedenza occupazionale” che, in molti casi, portano a licenziamenti di massa, con conseguenze drammatiche sul piano sociale. Si ricorre, soprattutto, quando è in atto una profonda crisi aziendale, non superabile in tempi brevi».
Può trattarsi di una ristrutturazione aziendale complessiva (come l’ammodernamento tecnologico degli impianti), può riguardare la riorganizzazione dei quadri lavorativi oppure la riconversione aziendale che modifica i cicli di produzione. Nel peggiore dei casi, viene concessa a seguito di un fallimento o di una liquidazione coatta amministrativa.
La cassa integrazione in deroga, invece, spetta ai lavoratori subordinati, compresi quelli a domicilio, gli apprendisti e i lavoratori con contratto di somministrazione e viene riconosciuta solo dopo aver esaurito gli interventi ordinari (indennità di disoccupazione per i lavoratori sospesi) previsti in caso di sospensione del rapporto di lavoro e in presenza di intervento integrativo degli enti bilaterali oppure per accesso diretto ai trattamenti in deroga, laddove non è previsto un intervento integrativo degli enti bilaterali. «Quest’ultima tipologia – sottolinea il segretario – è quella che, purtroppo, è cresciuta di più».

Altro che licenziamenti cosiddetti “facili”. «Se le imprese “annegano” nei debiti e la produzione non riparte presto, i licenziamenti saranno facilissimi – teme Vadrucci – E’ probabile che il numero di cassintegrati scenderà ancora nei mesi prossimi, non perché i lavoratori torneranno al loro posto, ma perché, una volta scaduta la cassa integrazione, si ritroveranno per strada. Può essere il segnale di una “progressiva transizione verso la disoccupazione”. Questo, almeno, se si analizza l’andamento economico e si leggono i dati in prospettiva. Non si può, dunque, “festeggiare” il calo della cassa integrazione. Occorre adottare con urgenza – conclude Vadrucci – una serie di provvedimenti più incisivi ed efficaci nell’ambito delle politiche del lavoro».

Intanto, il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ha annunciato una revisione profonda del sistema degli ammortizzatori sociali, anche se l’operatività non scatterà subito a causa della crisi economica. Si cercherà di mettere a punto un sussidio di disoccupazione più sostanzioso di quello attuale, dando invece una grossa stretta alla cassa integrazione straordinaria. Sarà, poi, rafforzata la cassa ordinaria, limitandola ai casi di effettivo reinserimento dei lavoratori in azienda. Al momento sono solo ipotesi che saranno discusse nei prossimi giorni con le organizzazioni sindacali.