La lotta alla contraffazione alimentare – afferma il Direttore Coldiretti di Lecce, Benedetto De Serio -è considerata prioritaria dalla maggioranza dei cittadini anche rispetto ad altri settori come il tessile: le frodi a tavola sono le più temute da sei italiani su dieci (indagine SWG).

Ai rischi per la salute si sommano i danni di immagine provocati al “Made in Italy” che nell’alimentare è il più copiato a livello internazionale per i grandi risultati raggiunti sul piano della qualità.

Il fatturato del “falso Made in Italy” nel solo agroalimentare ha raggiunto i 60 miliardi di euro che danneggia non soltanto le imprese agricole ed agroalimentari, ma ha pesanti ricadute in termini sociali facendo venir meno circa trecentomila nuovi posti di lavoro.

Il fatto che per effetto della falsificazione vengono sottratti all’agroalimentare nazionale ben 164 miliardi di euro al giorno dimostra che accanto alla lotta all’evasione fiscale, va affiancata una decisa azione di contrasto alla contraffazione e alle piraterie nell’agroalimentare. Se viene data la giusta priorità a questa area di intervento, si potranno recuperare importanti risorse economiche utili al Paese e generare occupazione.

Secondo l’analisi Coldiretti/Eurispes , per giungere ad un pareggio della bilancia commerciale del settore agroalimentare italiano, ad importazioni invariate, sarebbe sufficiente recuperare quote di mercato estero per un controvalore economico pari al 6,5 per cento dell’attuale volume d’affari del cosiddetto “Italian Sounding”.

Gli esempi di imitazione non risparmiano alcun prodotto e tra gli altri vengono colpiti inesorabilmente anche vino, olio e pomodoro, prodotti molto presenti nel territorio pugliese. Ma l’aspetto più incomprensibile ed aberrante sta nella incomprensibile situazione, già da diverso tempo denunciata da Coldiretti, sui finanziamenti accordati dalla finanziaria pubblica “Simest” a iniziative che danneggiano il “Made in Italy”. Un evidente caso di “utilizzo improprio di risorse pubbliche” destinate alla produzione e distribuzione di prodotti alimentari realizzati all’estero, presentati come “italiani”, ma che nulla hanno a che fare con il tessuto produttivo del Paese. La Coldiretti ha denunciato che l’attività della “Società Italiana per le Imprese all’Estero” Simest S.p.A. società finanziaria controllata dal Ministero per lo Sviluppo Economico, si indirizza verso investimenti in attività di delocalizzazione che sottraggono colpevolmente opportunità di lavoro ed occupazione al sistema Italia.

La Coldiretti di Lecce nei giorni scorsi ha invitato gli enti locali e le autonomie funzionali presenti sul territorio provinciale a manifestare il proprio dissenso rispetto ad un’azione che non è accettabile, né politicamente né economicamente, né tantomeno moralmente. Non si può accettare che lo Stato finanzi, direttamente o indirettamente, attività di delocalizzazione travestite da internazionalizzazione che contaminano il valore dei territori facendo concorrenza sleale a tutte le produzioni tipiche, vera espressione del “Made in Italy” alimentare.

Ci aspettiamo che gli ordini del giorno che abbiamo proposto ai comuni e alla Provincia di Lecce vengano prontamente votati dai consiglieri, così come hanno già fatto la Camera di Commercio ed una ventina di amministrazioni comunali.

La posta in gioco è troppo elevata ed il Paese non può permettersi passi falsi.

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