Si è discusso di nazione, appartenenza, opportunità, giovani e ideali. Parole che legate tra loro producono slanci di pensiero speranzosi di un futuro migliore di quello che ci si prospetta, pensieri fuori moda, mi verrebbe da dire, fuori dalla viscosità politica che tanto ci ha stancato e che probabilmente a noi giovani non appartiene affatto.

A parlarne è stata questa mattina la giovanissima onorevole Giorgia Meloni, ex ministro alle Politiche Giovanili nel governo Berlusconi, nell’occasione della presentazione del suo libro “Noi crediamo. Viaggio nella meglio gioventù d’Italia”,  una sorta di resoconto di storie di ragazzi e ragazze che vivono con coraggio, determinazione, passione. Alcuni di loro sono famosi, come Federica Pellegrini o Mirco Bergamasco, altri no, ma non sono meno importanti, perché tutti protagonisti di storie esemplari e avvincenti, che meglio di molti discorsi illustrano i princìpi – dalla lotta alla mafia alla difesa della vita – per cui l’autrice si batte da anni e che ne hanno ispirato l’intera attività politica. Sono storie che nascono da un incontro, da una sintonia di valori, dalla certezza che le vite di questi giovani servono ad altri.
Sono intervenuti alla presentazione Alessandro Delli Noci, presidente delle Officine Cantelmo, Paolo Perrone, Sindaco della città di Lecce e la Professoressa Maurizia Pierri, Docente di diritto pubblico Comparato dell’Università del Salento.
Ai giovani vanno date delle opportunità e la città di Lecce si è fatta tramite per la realizzazione di progetti promossi da giovani che hanno riguardato la cultura, la musica e la creatività; Paolo Perrone, che per Lecce detiene la delega alle Politiche Giovanili, ha con orgoglio definito la città una felice eccezione in termini di investimento sulle nuove generazioni, nell’ottica di contribuire a sollevare quella crosta sociale che, in qualche modo, legittima l’affermazione professionale e politica dopo i quarant’anni.
Occasione utile per Giorgia Meloni per ribadire quanto la politica, intesa come impegno civile e sociale, possa rappresentare l’unica opportunità di uscita dalla crisi, le soluzioni, secondo l’onorevole, non possono essere incarnate dai tecnici, ma da chi si muove con uno slancio idealistico e una forte motivazione.
Secondo la professoressa Pierri sono i modelli dominanti a dover cambiare, quelli proposti dalle vecchie generazioni che hanno messo il denaro e l’autoaffermazione in cima alla scala di valori. Il modello a cui aspirare è la normalità di chi svolge la propria professione con costanza e dedizione, considerando il lavoro non come un beneficio gentilmente concesso dallo Stato, ma come un diritto costituzionale di ogni cittadino.
Prima di copertina con il tricolore per il libro della Meloni, e sulla bandiera si sofferma, come segno forte di appartenenza e di nazione, un insieme di scelte, somma dei sacrifici compiuti e di quelli che si intende compiere insieme. Le storie raccontate nel libro raccontano di italiani contemporanei, tranne uno, Goffredo Mameli, l’autore del nostro inno nazionale, morto ad appena 22 anni, eroe del Risorgimento Italiano, troppo poco conosciuto, secondo l’ex ministro, da chi sceglie eroi boliviani o argentini da stampare sulle proprie magliette, invece che eroi italiani.
Il risorgimento italiano, fucina e contenitore di eroi, giovanissimi, che ha sovvertito un ordine prestabilito offrendo al futuro un’alternativa concreta, esempio e riferimento per una nuova giovanissima generazione che non ha da perdere la speranza, nonostante paghi il conto di trent’anni di politiche sbagliate.
Il libro ricorda il nostro patrimonio di valori e cultura, la nostra identità. Perché, mai come ora, è pericoloso cedere alla tentazione del disimpegno, dell’apatia e del qualunquismo mascherati da lotta alla “Casta”, da antipolitica. Per i giovani c’è bisogno di aggredire dalle fondamenta la società dei privilegi consolidati e costruire sulle sue macerie l’Italia del merito capace di far emergere e premiare l’energia visionaria, la tenacia, il talento.
“Noi crediamo. Crediamo nei giovani, nella politica, nella giustizia, nell’eguaglianza, nel merito. Crediamo nella nostra Nazione, una Nazione nata centocinquant’anni fa dal sacrificio di un gruppo di ragazzi, molti dei quali poco più che ventenni. Una banda di idealisti, sognatori e poeti, capaci di abbandonare tutto e prendere le armi per inseguire l’utopia dell’unità nazionale.”
Riscoprire un’identità, i talenti, recuperare la forza di parole che non somigliano al qualunquismo di bandiere politiche e riportare alla mente e al cuore qualche ideale, oltre la protesta, potrebbe muoverci ben oltre la sola indignazione.

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