Foto Antonio CastelluzzoStesso posto (l’hotel Tiziano di Lecce), a distanza di poco più di un mese. Con lo stesso obiettivo, ma con protagonisti differenti. Perché, stavolta, sarà il centrodestra a scegliere, attraverso le primarie, il proprio candidato a sindaco in vista delle Comunali leccesi del 6 e 7 maggio.

E a contendersi lo scettro sono in tre: il primo cittadino uscente Paolo Perrone, sostenuto dal Pdl; l’editore Paolo Pagliaro, appoggiato da Alleanza per Lecce; e il presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Carafa, Gigi Rizzo, sponsorizzato dal movimento “Popolari liberali” di Carlo Giovanardi.
Inutile ignorare che Perrone parte da favorito. E deve non solo vincere, ma anche convincere con un risultato plebiscitario. Solo così metterà a tacere quanti, anche all’interno del suo stesso partito, hanno dubitato della sua leadership e dell’opportunità di ricandidarlo alla poltrona più importante di Palazzo Carafa. Gli altri due se la sono giocata con le armi più congeniali in loro possesso: Pagliaro con l’immagine dell’imprenditore-editore, che si è fatto da solo e, sul modello berlusconiano, decide di impegnarsi per la collettività; Gigi Rizzo con quella del battitore libero che, stanco di “ingiustizie e favoritismi”, contesta i suoi stessi compagni di maggioranza. Avranno giocato le carte giuste? Avranno convinto i leccesi? Solo il responso delle urne, stasera, potrà dirlo.
Intanto, un obiettivo concreto ed immediato, oggi, il centrodestra se lo propone: superare la soglia dei 7.814 votanti delle primarie dello scorso 22 gennaio. Quando il popolo del centrosinistra ha indicato in Loredana Capone la candidata sindaco dell’attuale opposizione in Comune, rispetto a Carlo Salvemini e Sabrina Sansonetti. L’obiettivo successivo sarà allargare a centristi (“Futuro e Libertà” di Paolo Pellegrino e forse “Io Sud” di Adriana Poli Bortone). Per tentare di conservare la roccaforte di Palazzo Carafa, dopo ben 14 anni (con la Poli prima e Perrone poi) di dominio incontrastato in città.