“Abbiamo lavorato oltre le nostre responsabilità e senza pretendere nulla in cambio. Ora basta. La Asl continua a rimandare la soluzione delle gravissime criticità del servizio di Emergenza-Urgenza”. Per questo incroceranno le braccia il prossimo 29 marzo i medici del 118.

Di più. Dichiarano cessata ogni forma di partecipazione alla rete inter-ospedaliera per l’emergenza cardiovascolare al di fuori da quanto previsto dalla normativa, “finora aggirata dall’Asl Lecce con modalità surrettizie già censurate in sede regionale, oggetto di interrogazione al Presidente della Regione e all’Assessore alle Politiche della Salute pendente davanti al Consiglio Regionale”. Hanno il dente avvelenato i sindacati Cgil, Uil, Snami, Fimmg. Denunciano una situazione ai limiti, tanto da determinare “gravi disservizi,
ritardi nel trattamento, documentati trattamenti impropri, distrazione di mezzi e personale 118 dall’adempimento dei propri compiti istituzionali, mezzi di soccorso spesso
inadeguati per strumentazione e dotazioni”. Non basta, insomma, l’abnegazione del personale. Dicono di continuare a “subire una programmazione regionale ed aziendale che, anziché vederli protagonisti dei processi decisionali, viene loro imposta a dispetto dei giudizi fortemente negativi”.
Si entra nei dettagli nel lungo comunicato stampa con cui si avvisa della proclamazione dello sciopero. Si portano a galla realtà difficilissime, come la “frequente mancanza di presidi di immobilizzazione atraumatica sui mezzi di soccorso, a dispetto dei gravi ritardi che tale circostanza determina nell’attesa di un secondo mezzo”. Oppure, come la percentuale, superiore al 70%, di attivazioni improprie dei mezzi di soccorso, cui corrisponde un incremento continuo delle missioni di soccorso e quindi
del carico di lavoro”. Oltre allo stato di agitazione per le difficoltà operative, i medici denunciano anche la mancata stipula delle polizze assicurative per loro previste da 1000 euro all’anno, riservandosi di avviare azioni risarcitorie nei confronti dell’Asl.