È soddisfatta del passo indietro fatto dall’amministrazione Perrone sul Pug? Troppi sospetti: ora se ne riparlerà dopo le elezioni.

«Non sono soddisfatta del fatto che si debba parlare del Piano Urbanistico in questi termini.

Perché parliamo della decisione di un pomeriggio e non parliamo di 15 anni buttati? Non posso essere contenta in nessun caso. Non dimentichiamoci che anche nell’ultimo Consiglio sono state approvate due varianti al piano. La regola ‘La legge è uguale per tutti’, uno dei fondamenti della civilità democratica, è stata sistematicamente disattesa a Lecce con l’urbanistica. Non ci sono regole uguali per tutti, solo deroghe per pochi e per criteri mai chiari. Spero che tutti, dai leccesi alla stampa, parlino di questi quindici anni, ricordino che Poli e Perrone hanno avuto un’infinità di tempo per fare un Piano e hanno deciso di non farlo».

Se lei dovesse diventare sindaco rifarebbe il Pug, facendo passare altri anni, o utilizzerebbe il progetto esistente, con eventuali modifiche?

«Non farei passare neanche un’ora, Perrone ha già perso troppo tempo. Dedicheremmo la seconda parte dell’anno ad ascoltare i cittadini per una stesura partecipata del Piano, e i primi mesi del 2013 per presentarlo in Consiglio comunale e renderlo operativo. Voglio ripartire da zero, con i cittadini. La differenza culturale tra noi e loro deve essere così evidente da non lasciare alcuno spazio ai dubbi. Se facessi passare anche un solo anno sarei un sindaco meno credibile e non così diverso da chi ci ha preceduto, invece i leccesi devono sentirsi orgogliosi di noi e di chi li amministra».

Quali sono le priorità nello sviluppo urbanistico della città di Lecce?

«Ridurre la distanza reale e psicologica tra centro e periferie, azzerare l’idea che ci siano cittadini di serie A e cittadini di serie B per l’accesso ai servizi e per la qualità della vita della via in cui vivono, rendere i leccesi fieri delle loro marine (e renderle davvero accessibili ai turisti), riportare il verde in città, non costruire se non necessario e costruire solo edifici sostenibili dal punto di vista energetico e ambientale. Lecce deve tornare a essere un gioiello, ora è una città che fa fatica a respirare».

Il primo sondaggio le ha portato fortuna con Salvemini: spera di replicare con Perrone? Nel Pd, ultimamente, sembrate piuttosto appassionati ai sondaggi. Perché li rendete pubblici anche se non sono favorevoli al centrosinistra?

«Il primo sondaggio fu un messaggio al PD: se non ci impegniamo perdiamo. Il Partito ha compreso la chiamata e abbiamo vinto. La fortuna non c’entra, abbiamo lavorato duramente. Questo secondo sondaggio non è favorevole a nessuno, è una fotografia impietosa della situazione attuale. Per il centrodestra è addirittura disastroso: un sindaco uscente che sfrutta il Comune per fare campagna elettorale e che ha caricato a bordo tutti i reietti di anni di liti e veleno ha due terzi della città contro. Anche a sinistra non ce la passiamo benissimo: ho creduto all’autosufficienza del centrosinistra nella sua conformazione originale, quella che c’è anche in Regione. Ho creduto a chi mi diceva che così si vince. Beh, ora è il momento che tutti i candidati al consiglio comunale e le liste che mi sostengono dimostrino che non si sbagliavano. Io darò il massimo, ma loro devono farlo anche più di me. E lo devono fare per loro stessi, per il centrosinistra, non tanto per me, che come sempre ho messo la mia carriera politica nelle mani del centrosinistra: i leccesi sceglieranno se sono più utile in Comune o in Regione e io farò ciò che loro desiderano».

L’ultimo sondaggio lascia sperare in un ballottaggio, ma  non è stato fatto tenendo in considerazione le liste. Perché c’è la convinzione, anche nel centrodestra, che un ballottaggio darebbe molte più chance a Loredana Capone? Perché l’Udc verrebbe con voi?

«È presto per parlare di ballottaggio, si può vincere al primo turno (Perrone è al 38%, perché noi non possiamo superare il 50%?), e si può anche perdere al primo turno se non saremo all’altezza dell’opportunità. Sono comunque del parere che Perrone, senza la macchina che porta i candidati consiglieri a fare campagna per sé, abbia un consenso personale molto limitato. Non c’entra l’Udc, c’entra la risposta alla domanda secca: Capone o Perrone? Sulla scelta secca tra due persone, credo di avere più del 50% di apprezzamento e i tutti i sondaggi di questi mesi, anche quelli di Perrone, dicono questo. Altrimenti come vi spiegate questa rincorsa disperata all’Udc e agli odiati colleghi di Io Sud? ».

Come in ogni elezione, anche in questo caso, torna la passione per il “popolo della società civile”: c’è la corsa all’aggancio di professionisti e funzionari delle Asl. C’è un po’di vergogna a essere politici di professione nel periodo in cui domina l’antipolitica?

«La società civile è molto più complessa di come la descrive. Ci sono persone che vengono dal mondo dell’associazionismo, del volontariato, del commercio. La risposta è nelle liste civiche che mi sostengono, due. Ci sono 64 candidati che mi appoggiano. Secondo lei questa è politica o antipolitica? Secondo me è politica, è voglia di mettersi in gioco, è impegno per la città, è spirito di servizio. È molto più politica questa di quella che fanno i ‘politici di professione’».

Tutti questi medici e funzionari della sanità pubblica in campo, in tutti gli schieramenti, che portano migliaia di voti, perché hanno tanta voglia di fare politica? Non sarà un po’ troppo ‘politicizzata’ la sanità pugliese?

«Le persone che lavorano nel mondo della sanità sono prima di tutto cittadini. Hanno diritto alla partecipazione politica, senza vincoli e senza appartenenze politiche. Di certo non candidiamo i presidenti delle società municipalizzate del Comune e non riempiamo la città di manifesti usando gli slogan istituzionali senza che i presidenti si siano ancora dimessi. La sovrapposizione perfetta tra amministrazione e campagna elettorale, un’aberrazione delle regole democratiche (le amministrazioni rappresentano tutti i cittadini, Perrone se n’è dimenticato più volte) è una pratica che lasciamo al centrodestra di stampo berlusconiano».

È vero che per fare liste più forti state cercando di convincere i big a scendere in campo? Vedremo in lista anche parlamentari e  dirigenti del Pd?

«Sono la candidata del centrosinistra, di tutto il centrosinistra. Rappresento in egual modo tutta la coalizione. Se le liste sono forti io ne sono contenta, ma ho deciso di non interessarmi di questo. Chiedo solo persone oneste e competenti. E tanta voglia di cambiare la città in meglio».

È vero che il «listone salveminiano» preoccupa il Pd? C’è una competizione nella competizione, visto che i democratici devono impegnarsi a mantenere la leadership interna al centrosinistra?

«Come sopra. Ho solo la fascia di capitano, per il resto la squadra è una ed è compatta. La competizione interna fa bene alla sinistra perché fa crescere l’impegno da parte di tutti. Ma non mi chiedete di fare il tifo per una lista su un’altra perché è il contrario dello spirito delle Primarie a cui il popolo del centrosinistra non intende rinunciare».

Secondo lei, il ciclone giudiziario barese non rischia di sfiduciare ancora di più il popolo della sinistra. Molti esponenti del Pd, compresa Paola Concia, sono stati duri con Emiliano. Il sindaco di Bari è una figura molto attiva anche nel Salento. Secondo lei dovrebbe dimettersi?

«Sì, chiaramente c’è il rischio di sfiducia. Alla sfiducia si risponde con comportamenti virtuosi. Noi, oggi, presentiamo in Regione una proposta di anagrafe tributaria per consiglieri e dirigenti regionali. Mi piacerebbe portare in Comune la delibera-Monti, quella che impedisce di ricevere regali di valore superiore ai 150 euro. I cittadini non hanno bisogno di promesse e parole vuote, hanno bisogno di queste prese di posizione nette. Michele non ha responsabilità penali ma politiche, le ha ammesse tutte e probabilmente le sconterà a livello personale. Per il resto ha ancora due anni di mandato e penso che siano i suoi concittadini, prima di tutto, a non volere le sue dimissioni. Ovviamente da destra si chiedono le dimissioni di Emiliano con una mano e con l’altra si ricevono ordini da Fitto che è rinviato a giudizio. Per fortuna del centrosinistra, il centrodestra sa essere sempre peggiore di noi su questo genere di cose».

Mantovano ha detto che il centrosinistra sposta l’attenzione sull’alleanza Poli – Fitto e sugli scandali, su cui indaga la magistratura, per non parlare del suo progetto di città. Lei cosa risponde?

«Abbiamo proposto un referendum consultivo sul filobus. Perrone ha detto qualcosa? Abbiamo proposto la parità di genere in Giunta. Perrone ha detto qualcosa? Abbiamo presentato un piano da 2000 posti di lavoro in dieci anni. Perrone ha fatto qualcosa? Abbiamo proposto una corona verde tra centro e periferia per aumentare gli spazi pubblici destinati all’ambiente e per creare più opportunità di lavoro, turismo e tempo libero. Lei ha letto proposte del genere da Mantovano? Se vuole proseguo per le prossime due o tre ore… ».

L’ex sottosegretario all’Interno ha affermato che i cittadini giudicheranno Loredana Capone anche sulla base dei risultati raggiunti in campo sanitario dal governo Vendola, di cui lei fa parte. Il centrodestra apre spesso il dibattito sulla «sanità malata pugliese», stanno davvero così male le cose?

«Le racconto un segreto: il centrodestra ha passato gli ultimi due mesi e passerà i prossimi 45 giorni a parlare di sanità provando a mettermi in mezzo. Ho chiesto agli assessori competenti di rispondere punto su punto sui temi. Nel frattempo i principali problemi emersi dal sondaggio sono:  lavoro, filobus, strade, illuminazione pubblica, bagni pubblici, sicurezza, piste ciclabili. Se il centrodestra dedicasse il 10% del tempo che dedica alla sanità pugliese a fare ciò per cui è stato votato cinque anni fa, vivremmo in una città migliore. Non avendo la minima intenzione di farlo, ovviamente hanno bisogno di ricorrere ad armi di distrazione di massa. Per intenderci, è come se dicessi che Perrone ha votato in parlamento che Ruby è la nipote di Mubarak, ma è chiaramente il suo scudiero Mantovano ad averlo fatto e bisogna dare a Cesare ciò che è di Cesare».

Di cosa hanno bisogno le marine leccesi per essere valorizzate? E le periferie?

«Ventiquattro chilometri di costa potrebbero rendere Lecce non soltanto città d’arte e cultura, ma anche città di mare. Finora poco o nulla è stato fatto per valorizzare questa straordinaria risorsa: il servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani nelle marine è insufficiente e inefficace, mancano i piani urbanistici territoriali di sviluppo con i quali sarebbe possibile il rilancio turistico, i collegamenti da Lecce sono carenti .  Realizzare un porto turistico a San Cataldo significherebbe intercettare una fascia d’utenza esigente in grado di dare nuovo slancio al turismo.  Anche le periferie leccesi meritano di essere riconsiderate nel loro ruolo di parte vitale della città. Per questo motivo, nel nostro programma abbiamo immaginato un nuovo ruolo per le periferie di Lecce attraverso delle politiche che riescano a individuarne specificità e vocazioni da valorizzare secondo un’idea di città turistica ‘policentrica’ ».

Chiuderebbe al traffico Piazza Mazzini?

«Credo che la pedonalizzazione di Piazza Mazzini sia un importante passo in avanti che Lecce deve fare per migliorare la vivibilità di quel pezzo di città e allo stesso tempo valorizzare le attività commerciali. Per invogliare i cittadini a considerare Piazza Mazzini un vero centro commerciale all’aperto, è fondamentale, però, offrire loro dei servizi: parcheggi di interscambio e mezzi pubblici efficienti. Per questo ritengo che, prima di avviare la chiusura al traffico di Piazza Mazzini, sia necessario ultimare i parcheggi Ex-Enel e Piazza Tito Schipa. Due opere  che il centrodestra, in quindici anni di governo, non è riuscito a portare a termine. Predisporre la pedonalizzazione senza avere la possibilità di offrire questi servizi ai leccesi e a chi proviene da fuori città, creerebbe soltanto caos e danni ai commercianti».

Eliana Degennaro