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Foto Antonio CastelluzzoSe la loro storia fosse un libro, sarebbe un giallo di Agatha Christie. Un giallo senza assassino, ci mancherebbe, ma la vertenza dei 400 lavoratori addetti alle pulizie delle scuole nella provincia di Lecce presenta contorni comunque drammatici.

Da un anno la ditta Intini Source procede con pagamenti a singhiozzo: se va bene i lavoratori ricevono metà stipendio, altrimenti si procede con acconti, saldati in ritardo.
Sebbene con metodica puntualità, qualche mese salti sempre all’appello  (ad oggi manca febbraio) nessuno è riuscito a far chiarezza sulle responsabilità dei soggetti coinvolti nella catena d’appalto che dal Ministero della Pubblica Istruzione, passa per le scuole, il Consorzio nazionale dei servizi Cns, il consorzio Miles fino ad Intini. O meglio, “il Miur ha dimostrato di aver saldato tutto il 2011 alle scuole. – sottolinea Dario Cagnazzo, sindacalista Fsi – La palla quindi passa a Miles ed Intini che rispettivamente dichiarano di vantare crediti per 8 milioni e 12 milioni di euro”.
I soldi ci sono? Se si, non si trovano. E, soprattutto, sembrerebbero essersi persi nei passaggi intermedi prima di arrivare nelle tasche dei lavoratori.
I referenti sindacali, a febbraio, sono stati accolti dal capo di gabinetto della Prefettura di Lecce, Guido Aprea che è dovuto intervenire, carte alla mano, “per imporre al gruppo Intini di pagare quanto dovuto, entro 7 giorni” aggiunge Cagnazzo. Ma il problema è irrisolto, e alcuni degli addetti alle pulizie hanno riacceso la miccia della protesta sotto la sede della ditta, in via Don Bosco, per rivendicare il mese di febbraio.
Le premesse perché il sit-in continui ad oltranza, ci sono tutte. Intini avrebbe inviato un fax con cui rassicura sul saldo dei pagamenti, senza precisare la data. Per i diretti interessati, però, la situazione ha superato i limiti del comprensibile e dell’accettabile.
“Persino la salute è diventata un lusso”, lamentano alcune lavoratrici che hanno rinunciato a cure e visite mediche. Senza quelle 700 euro al mese (“tanto rimane dal totale di 2 mila e 100 euro che versa il Ministero per ciascuno di loro, con evidente spreco” denuncia Cagnazzo), non si va da nessuna parte. Infine la beffa. “Intini trattiene sulla busta paga la cessione del quinto destinata al pagamento delle finanziarie, ma non gira il credito alle società”, spiegano le addette alle pulizie alle prese con gli interessi sulle rate da pagare che, intanto, lievitano indisturbati.

 

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