“allo specchio”: guardarsi allo specchio non per compiacerci come Narciso, ma per conoscerci  osservandoci; per ipotizzare motivi alla base dei comportamenti e delle modalità con cui ci poniamo in relazione con gli altri, con noi stessi, con gli oggetti; per comprendere il senso di alcuni modi di dire, di gesti e mimiche che esprimiamo, di posture che assumiamo.

La creatività è contagiosa

L’etimologia della parola “creatività” ci riporta alla parola “keré” di origine indoeuropea che significa “crescere”. La parola “cereale” avrebbe la stessa origine: l’atto creativo permette una crescita, come la forza del grano. Aggiungo che  l’atto creativo è contagioso.

La fantasia accende fantasia: da una  parte, l’immaginazione fervida, comunque  sincera,  autentica, convincente,  dall’altra,  la capacità di ricevere  il racconto  e di viverlo  in modo  empatico, “come se” fosse la propria storia, ossia la capacità di dimostrare “partecipazione”. Così accade al lettore o allo spettatore di una fiaba che venga rapito dai fatti che affiorano dalle pagine o dallo schermo e invadono il suo campo psicologico. Si pensi a La storia infinita di M. Ende, dove il bambino che legge il libro vive le vicende narrate.
E allora è creativo non soltanto chi stimola, ma anche chi risponde agli stimoli in un determinato modo.
Dalla creatività come atto emotivo-cognitivo  del singolo alla creatività come atteggiamento di curiosità intensa, che rivela la capacità di ascolto e di partecipazione. Se ti racconto una favola e tu ti lasci entrare nella mia favola, siamo creativi entrambi.
La creatività  si assume per contagio. Le indagini longitudinali, cioè quelle indagini che seguono i soggetti negli anni, hanno rivelato che genitori e insegnanti creativi sviluppano in figli e alunni un comportamento creativo.

Si è già visto che per creatività s’intende la capacità di porsi di fronte ai problemi in modo diverso e di fronte alle cose ricercando il problema. E’ creativo chi produce idee nuove e insolite, chi inventa procedure e leggi, chi utilizza tutto questo e realizza oggetti; ma anche chi pone nuovi  problemi che altri affronteranno: una interazione dunque mediata dal tempo tra l’individuo che pone problemi e colui che li affronterà ponendone altri… e così via in un processo culturale continuo.
Creativo si dice di un individuo che contribuisce alla vita culturale del gruppo e crea modelli di comportamento: dall’artista allo scienziato, che diffondono e fanno sorgere idee; dall’inventore, che con nuovi oggetti cambia i costumi, al politico ( vero ) che accende speranze; dal manager, che sveglia bisogni, all’amante, che dice “ti amo” in mille modi e stimola comportamenti analoghi nel partner.
Tra gli animali superiori, come le scimmie, si trovano individui creativi. Una scimmia scoprì il sistema di pulitura del riso eliminando il fango. Immerse un giorno le mani colme di chicchi e di terra sottile nell’acqua, che si portò via la sabbia lasciando i grani bianchi nelle palme. Fu innovazione culturale: quel comportamento, relativo al metodo di pulitura dei grani di riso, fu imitato da tutti i membri del gruppo.
In una visione diacronica, che attraversa il tempo, la creatività ha permesso la storia con il suo intreccio di eventi variamente agganciati.

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