Dal volontariato alla politica. Cristian Sturdà del Movimento Regione Salento auspica maggiori interessi per gli eventi del territorio salentino e pensa ad una città ecologica e con più servizi

 

Lei è il coordinatore giovanile del Movimento Regione Salento, che è anche il nome della lista nella quale confluisce la sua candidatura a sostegno di Paolo Perrone?

Sì, nonché socio fondatore e membro del direttivo del Movimento e mi candido per la prima volta anche se ho sempre fatto politica “dietro le quinte” e in varie battaglie per il territorio. Ritengo che la candidatura sia una parentesi dell’attività politica ma non la sua essenza, infatti dopo l’8 maggio, lo dico sempre, comunque vada riprenderemo il nostro percorso per le battaglie non solo legate alla Regione Salento ma anche per quelle connesse al rilancio del territorio, dall’erosione delle coste al fotovoltaico selvaggio, dalle infrastrutture alla rivalutazione della cultura popolare salentina e tante altre.

Lei è anche membro del Codacons, l’associazione in difesa dei consumatori e dell’ambiente, quindi è impegnato nel sociale?

Faccio volontariato dal 2004, prima con il Faro poi con l’Unione Italiana Ciechi ed ora con il Codacons. Organizziamo ogni venerdì incontri di consulenza nel mio studio che si trasforma in sportello dei diritti. Da un anno abbiamo fondato un’associazione di volontariato che si chiama “Io amo Lecce”, l’ultima iniziativa in collaborazione con i Lions è stato raccogliere i viveri da destinare alla Caritas. Il mio impegno nel sociale non è recente e prescinde da quello politico che mi accingo ad affrontare.

Il sostegno al centrodestra è stato successivo ai risultati delle Primarie, alle quali ha partecipato Apl che faceva capo alla lista Movimento Regione Salento. Al di là dei risultati, lei si è riconosciuto nei programmi e nelle ideologie politiche della coalizione di centrodestra che si presenta alle elezioni?

Vorrei la domanda di riserva, tuttavia condivido l’alleanza che abbiamo stretto perché il centrodestra è stata l’unica corrente politica che ha aperto le porte al nostro programma, infatti successivamente abbiamo siglato un accordo politico – programmatico. Noi non abbiamo mai “contrattato” poltrone o incarichi, anche perché a poco servono se poi non c’è il riscontro dei voti. Invece nell’area di centrodestra ci è stato riconosciuto e condiviso il programma che portiamo avanti da qualche anno: le esigenze del territorio salentino in maggiori risorse economiche, la necessità di lottare contro il “baricentrismo” e in questo contesto ci sentiamo alleati. Persino la questione Regione Salento, che non era ostacolata dal Pdl ma soltanto da Raffaele Fitto e qualcun altro, mentre la base era d’accordo, oggi viene affrontata secondo il principio della libertà di coscienza. E’ stato fatto un passo in avanti nell’apertura a questo dibattito. Anche perché, andando verso l’abolizione delle province, la riforma dell’architettura dello Stato sarà inevitabile. Facciamo un esempio per la Puglia: togliendo le sei province, si inserirebbe solo un ente per Regione Puglia e Regione Salento, quindi due al posto dei sei attuali.

La scorsa estate i giovani del Movimento Regione Salento hanno contestato un evento di portata nazionale che si svolgeva nel Salento, l’Italia Wave Love Festival. Se l’obiettivo è lo sviluppo del territorio, in quest’ottica di chiusura non potrebbe verificarsi l’effetto inverso?

C’è stata soprattutto una strumentalizzazione del nostro pensiero da una parte di stampa locale. La nota che io stesso ho inviato alle testate non era contro il festival di per sé ma contro l’utilizzo di risorse pubbliche. Se disponiamo di 500mila euro di denaro pubblico, sarebbe opportuno investirle in un festival “nostro” locale, incoraggiando gli impresari del territorio, anziché importarlo da Arezzo, pagarlo, far fare soldi agli organizzatori che poi si sono portati via, questo per noi è un modo sbagliato di investire sul territorio e la politica locale ha le sue colpe. Lo sviluppo passa dalla valorizzazione dei nostri prodotti materiali e culturali.

Il Movimento Regione Salento è sensibile ai temi ambientali e tende alla valorizzazione delle risorse territoriale piuttosto che industriali. Ma con la piaga sociale della disoccupazione che sarà probabilmente acutizzata dalla riforma del mercato del lavoro, secondo lei in che modo si può creare occupazione nel Salento?

In termini di industria pesante il nostro territorio ha già dato. Tra la centrale a carbone di Cerano, gli impianti chimici di Brindisi e l’Ilva di Taranto abbiamo sviluppato il più alto numero di tumori e malattie derivanti di tutta Italia. Riteniamo che la politica delle concessioni agli impianti industriali sia sbagliata oltre che obsoleta, esperti del territorio fanno sapere che nei prossimi dieci anni si deve investire in cultura, arte, spettacolo, intrattenimento e turismo di cui questa terra è ricca.

Cosa pensa della passata amministrazione Perrone?

Non tutto mi è piaciuto. Senza dare responsabilità particolari credo che ci siano state molte carenze in ambito gestionale. Non mi è piaciuta la gestione del filobus, la gestione del Piano Traffico, le piste ciclabili potevano essere fatte meglio. Ritengo però che non si sia operato male come si vuol far credere, tenendo conto anche della difficoltà economica. Forse ci sarebbe voluto un po’ di coraggio in più e anche di fantasia ad organizzare eventi a costo zero, sembra difficile ma si può fare e probabilmente i giovani in questo sono più bravi.

Appello al voto?

Più che appello, io dico spesso di portare 32 anni di vita sul territorio spesi per il sociale, per quello in cui credo, per la mia città che amo, porto la mia esperienza. Spero che si voti per il rinnovamento, soprattutto generazionale.