Foto Antonio CastelluzzoDaniele Montinaro, consigliere comunale di maggioranza del governo Perrone, racconta gli obiettivi raggiunti dalla passata consiliatura e il percorso da portare a compimento, per un’amministrazione più snella, trasparente e competente

 

Lei si candida a capo di una lista civica, “Grande Lecce”, promossa dal consigliere regionale Roberto Marti, con Paolo Perrone sindaco. L’aggettivo “grande” perché lo è già o perché è nei suoi/vostri propositi renderla tale?

Lecce è già Grande, è una città che, nei nostri obiettivi di sviluppo, ci facilita il compito perché ha di per sé un’immagine internazionale di città d’arte, cultura, ricchezza territoriale.

Quindi è facile gestirla o ci sono problemi legati allo sviluppo?

Ci sono tanti problemi, molti sono già stati affrontati nella consiliatura che si è appena conclusa, ma tanto c’è ancora da fare. Io sono stato molto polemico per le scelte fatte durante le amministrazioni Poli Bortone. Non ho remore a dichiarare, anche se stimo Adriana, che nei dieci anni del governo Poli sono state fatte delle scelte scellerate, alle quali successivamente, Paolo Perrone e il suo gruppo di lavoro, hanno dovuto porre rimedio. Per far ciò si è perso un po’ di tempo, il rischio del dissesto divenuto ad un certo punto quasi certezza, è stato scongiurato solo grazie alle scelte coraggiose che il sindaco si è accollato con determinazione, molte delle quali sono state sostenute anche da me, nonostante la mia provenienza politica.

Qual è la sua provenienza politica e quale il suo percorso?

Alle amministrative del 2007 mi candidai in una lista civica al fianco di Antonio Rotundo, una lista che tra l’altro fu chiusa subito per ordini dirigenziali, senza dare spiegazioni ai 5 mila elettori che la sostenevano. Dopo la vittoria di Perrone, notavo che la maggioranza di governo realizzava molti dei propositi e degli obiettivi della nostra campagna, ho visto subito nella giunta Perrone un percorso di discontinuità con le passate amministrazioni e così sono confluito nel Gruppo Misto per poi essere parte integrante della maggioranza. La cosa che più mi ha amareggiato è stata che i propositi a cui mi riferivo prima, sono stati fortemente contestati e attaccati dall’opposizione quando sono diventati gli stessi della maggioranza, con un atteggiamento ostruzionista più che di opposizione.

Perché, secondo lei, Perrone dovrebbe porsi alla guida di Lecce per altri 5 anni?

Per portare a compimento il percorso intrapreso 5 anni fa. Nella consiliatura appena trascorsa sono stati tracciate le strade da percorrere nei prossimi 5 anni, una rottura adesso significherebbe vanificare il lavoro e gli sforzi fin qui profusi dal governo. Ci sono tantissime opere cantierizzate, c’è in atto il progetto dello sviluppo del turismo nel centro storico, e tante idee validissime per una corretta crescita della città.

Lei, durante il governo Perrone, è stato presidente della Commissione Statuto, pensa di essere stato determinante per il cambiamento, se c’è stato, in materia di procedimento amministrativo e per l’esercizio del diritto di accesso alle informazioni ed ai documenti, secondo le esigenze dei cittadini?

Vado fiero del lavoro svolto finora, la Commissione che ho presieduto è stata una delle più produttive e soprattutto con il 99 per cento delle delibere passate all’unanimità. Sono stati prodotti atti estremamente delicati come il regolamento sull’accesso agli atti amministrativi, sulle videoriprese del Consiglio comunale e tanti altri. Ho un grande rammarico, non aver raggiunto l’obiettivo dell’approvazione del nuovo Statuto entro questa consiliatura, un problema legato alla presidenza del Consiglio che non l’ha inserito negli ordini del giorno da portare in Consiglio comunale.

Come se lo spiega?

Probabilmente non si è capito che la funzionalità degli organi del Comune è essenziale per l’efficacia dell’azione amministrativa, non è possibile che ci siano ancora oggi dei Consigli comunali che durano ore, a volte senza concludere nulla, e poi un consigliere non ha la possibilità di discutere le mozioni che presenta, essendo queste l’unico strumento per l’espletamento dell’attività del consigliere. Ci sono mozioni ferme da anni, io attendo di discuterne una dal 2008. Si è data più importanza agli aspetti di gestione politica piuttosto che alle regole dell’attività amministrativa. Il mio obiettivo per il prossimo mandato sarà la modernizzazione dell’ aula consiliare con le riprese in streaming e il protocollo informatico; possono essere realizzati con un impegno di spesa ridicolo ma saranno determinanti per un’attività trasparente e snella.

Cosa è mancato nell’amministrazione di Paolo Perrone?

Mi sarebbe piaciuta maggiore partecipazione sulle scelte di governo, tra gli assessorati e la maggioranza del Consiglio. E’ mancata la figura istituzionale che raccordasse il tutto, diciamo il compito del direttore generale che non c’è più. E poi, la mia speranza probabilmente vana, è che ci sia maggiore competenza. Al di là del peso politico, sarebbe opportuno scegliere i propri collaboratori anche in base alle competenze del ramo che andranno a rappresentare.

Andiamo al problema scottante e di grande attualità: la disoccupazione. Se lei fosse l’assessore al Lavoro per il comune di Lecce come affronterebbe il tema caldo della disoccupazione passando dalla riforma sul mercato del lavoro?

Sono d’accordissimo sul sistema della flessibilità ma così com’era stato ideato dal professor Biagi, mirato ad acquisire competenze e professionalità in più campi e con la certezza dell’offerta, ma purtroppo entrambi questi requisiti nell’attuale sistema mancano, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. Credo, però che l’occupazione passi necessariamente dallo sviluppo ed è proprio su questo che deve puntare quell’amministrazione che non ha competenze specifiche sul lavoro.

Appello al voto?

Votate per una Grande Lecce, aperta e trasparente, per una classe dirigente più giovane e competente, per un futuro con Lecce capitale dei giovani, della cultura e della buona amministrazione.