Paolo De Santis candidato al Consiglio comunale di Lecce nella lista Moderati e Popolari, all’interno del Terzo Polo, per Luigi Melica sindaco. Presenta un programma ricco di proposte nuove, spera nel ricambio amministrativo e non condivide la ricandidatura oltre i due mandati

Lei da quanto si occupa di politica ed è una cosa in cui crede?

Mi candidai alle scorse comunali come consigliere di quartiere in seno all’Udc, mentre diversi anni fa ho avuto una piccola esperienza per le comunali ma senza un partito alle spalle, ero quel che comunemente viene indicato come riempi lista, ma faccio politica da un po’ di anni attivamente. Credo nella politica e nelle potenzialità che la città di Lecce può riservare con una corretta gestione amministrativa. Credo nel territorio e sono voluto rimanere nella mia terra anche a costo di maggiori sacrifici professionali e sociali.

E’ uno dei motivi che ha spinto il vostro movimento, Moderati e Popolari, a sposare la causa della Regione Salento e confluire in Apl, salvo poi la successiva rottura che non vi ha visti d’accordo nella partecipazione alle Primarie?

Sì, questo era uno dei motivi, perché in principio, l’idea che c’era di Regione Salento, era perfettamente in linea con il nostro movimento. Il nostro obiettivo era far riemergere il sopito, ciò che le amministrazioni non sono riuscite a fare e creare una vera alternativa così come era nelle previsioni. Dopo l’accordo per le Primarie con il centrodestra, nonostante le perplessità che il nostro presidente Antonio Buccoliero aveva manifestato su questo percorso comune con Perrone, Apl  ha deciso di partecipare, stoppando il nostro entusiasmo di idea nuova di città. Si accingevano a stringere un accordo nel segno della continuità, per questo abbiamo deciso di entrare nel Terzo Polo. Una scelta non facile anche perché il polo di centro ha deciso di non fare accordi politici con nessuno ma di correre da solo con un candidato sindaco proveniente dalla società civile, sostanzialmente sconosciuto. Ma non ce la siamo sentita di seguire il progetto politico del centrodestra per il quale non condividevamo nulla.

La decisione di Pagliaro vi è sembrata un compromesso?

Non facciamo politica denigratoria e non critichiamo l’operato e le scelte degli altri, se qualcosa non ci va bene cambiamo strada. Abbiamo deciso di appoggiare l’idea nuova, dal centrodestra le proposte sono sempre le stesse, sui manifesti elettorali compaiono i candidati di sempre. Vogliamo dare un’impronta di svecchiamento come quello che è avvenuto e sta avvenendo in molte città d’Italia: l’alternativa valida. Si sente parlare solo di “faremo” ma cosa hanno fatto in tutto questo tempo? Allora operiamo attraverso l’alternanza e diamo la possibilità ad altri di potersi esprimere in termini amministrativi.

Qual è, secondo lei, il modo migliore per governare una città come Lecce?

Innanzitutto governare con il sorriso, con contentezza e fierezza per il ruolo che si ricopre, affrontando i problemi con determinazione e coraggio, invece finora abbiamo visto gente che ha avuto paura di prendere le decisioni. La città è cresciuta, non per un’azione di governo ma per le figure eccellenti che la città stessa ha proposto. Dai piccoli imprenditori ai privati che molto spesso, anche con azioni di volontariato, si sono posti al servizio delle carenze e delle necessità cittadine.

Lei presenta un programma che fronteggia le necessità imminenti di Lecce?

Sì, un programma che valuterò con il nostro candidato sindaco Luigi Melica; ho in mente la Turistic card, la Social card, il Piano urbanistico a volume zero. Quest’ultimo è un piano di ampliamento che non considera le grandi aree verdi che circondano Lecce ma l’abbattimento di vecchi palazzi e depositi inutilizzati costruendo sull’area ricavata senza andare a cementificare inutilmente ai margini della città. Sull’emergenza delle case popolari non si può più far finta di niente, altrimenti lo sviluppo sociale sarà compromesso. Un’altra proposta è l’impiego di soggetti eletti, probabilmente consiglieri, uno di maggioranza e uno di opposizione, che a rotazione devono ricoprire anche il ruolo di sindaci di quartiere. Il loro compito sarà valutare lo stato e le necessità del quartiere attraverso un verbale mensile. Sarà un modo per portare all’attenzione del governo un problema e la possibile soluzione. E’ anche una proposta di snellimento amministrativo. Abbiamo tanti progetti, anche di rivalutazione dei contenitori della città in virtù di un ripristino della memoria storica dei leccesi.

Cos’è l’avvicendamento amministrativo di cui ha parlato lei e il presidente di Mep Antonio Buccoliero?

Intendevamo alternanza amministrativa e governo di trasparenza. Un altro mio grande cruccio è la gestione delle municipalizzate, non è normale che chi gestisce le società in house vada poi a candidarsi per ricoprire anche cariche amministrative all’interno del comune. Non si può pensare ad una libera azione di governo se si gestisce una municipalizzata; non entro nel merito dei compensi percepiti ma sulla responsabilità che l’impegno comporta. Un’altra cosa su cui mi batterò sarà il divieto della candidatura dopo il secondo mandato. Due legislature possono bastare a completare un programma, non si può pensare di sostare all’interno delle amministrazioni ad oltranza per non perdere il prestigio della poltrona. La politica, quella vera, è qualcosa di molto pregiato e va rispettata.

Il movimento dei Moderati e Popolari è confluito nel Terzo Polo, una coalizione che a Lecce si è scissa subito con l’uscita di scena di Fli. Ora sembra ci sia l’Udc che prevale e detta la linea, vi riconoscete in questa linea politica?

L’Udc è un partito nazionale, noi di MeP siamo un movimento regionale, di più modeste dimensioni, tuttavia abbiamo avuto modo di confrontarci con il candidato sindaco del Terzo Polo, Melica, che ascolta le esigenze di programma di tutti i partecipanti alla coalizione e cerca un punto di sintesi comune per tutti. Il nostro candidato non è un politico, proviene dalla società civile, sembra una debolezza ma in realtà si rivelerà la forza della coalizione di centro che non è solo l’Udc.

Appello al voto?

il coraggio di cambiare pagina con un’alternativa vera e concreta, votate per chi ha nel cuore Lecce, per chi crede che governare sia per il bene di tutti.

 

 

 

 

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