La Provincia di Lecce lo aveva immaginato così: al posto delle commesse impiegate nei centri commerciali salentini, nelle domeniche e nei giorni festivi, impieghiamo mamme disoccupate o inoccupate, pagate tramite dei voucher di sostituzione, pagamenti e contributi previdenziali per prestazioni di lavoro

occasionali. Apriti cielo. “Siamo sconcertati- tuonano dalla Cgil- perché la scelta di rispondere così alla richiesta di aiuto da parte di donne, italiane e straniere, che versano in gravi condizioni economiche e occupazionali, è semplicemente una scelta sbagliata. Cosa faranno quelle donne a cui è rivolto il bando, che sono già in uno stato di bisogno economico, sole, ragazze madri, inoccupate, straniere, se in una singola giornata di lavoro, festiva o domenicale, dovranno anche provvedere a “piazzare” i propri figli? Certo, “c’è la crisi”. Ma ci chiediamo se è questa la risposta giusta da dare alle fasce sociali più deboli”. La Cgil non ha firmato il patto di genere proposto dalla Provincia di Lecce perché ritiene “i voucher di sostituzione lavoro a cottimo mascherato, cioè sfruttamento di chi è in una condizione di estremo bisogno e che pertanto si sottopone anche a condizioni di lavoro inaccettabili”.

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