Sempre più giovani si «rifugiano» nell’artigianato. Stando agli ultimi dati Infocamere, elaborati dall’Osservatorio economico di Confartigianato Imprese Lecce, continuano ad aumentare, nel Salento, gli artigiani al di sotto dei 40 anni.

In particolare, i titolari d’impresa sono 5.718, gli amministratori 1.337, i soci 733 e altri 57 rivestono altre cariche. Per un totale di 7.845 giovani.

C’è forse una maggiore voglia di fare impresa, nonostante la grave recessione? Più probabilmente, molti disoccupati non hanno alternative e, così, decidono di rischiare in proprio. Dall’inizio della crisi, i giovani stanno pagando il prezzo più alto, in termini di accesso al mercato del lavoro e di stabilizzazione. Nel Mezzogiorno, poi, la crisi si è fatta sentire più che altrove, scaricando soprattutto sulle nuove generazioni le conseguenze più nefaste. A perdere il posto di lavoro sono stati per lo più ventenni e trentenni che non si sono visti rinnovati i contratti. Sono quelli meno «protetti». Non c’è da stupirsi, dunque, se tentano la strada più impervia.

«Quello che manca oggi è un progetto per le nuove generazioni», commenta Maurizio Botrugno, vicepresidente di Confartigianato. «Da troppo tempo ci “avvitiamo” su vecchie ricette preconfezionate. La crisi – sottolinea – ci sfida a trovare idee nuove: per riprendere a crescere bisogna riportare l’attenzione sui giovani, bisogna tornare alla cultura del rischio e del talento, del merito e della libera iniziativa, bisogna credere nello spirito di concorrenza e d’innovazione».

Botrugno rivolge un appello alle istituzioni. «Le amministrazioni locali – dice – devono tornare a starci accanto con fatti concreti. A chi oggi governa chiediamo di intervenire per ridurre gli sprechi ed adottare misure efficaci per la crescita che aspettiamo da tempo. I nostri imprenditori – rimarca – stanno soffrendo pesantemente gli effetti della recessione e pagano colpe non certo imputabili a loro. La realtà economica salentina è composta al 98 per cento da micro e piccole aziende – rileva – Occorre, perciò, creare un ambiente adatto allo sviluppo di questa dimensione d’impresa. I nostri giovani – prosegue – devono riscoprire la manualità e rivalutare l’istruzione tecnica e professionale. Ma occorre creare un rapporto più stretto tra scuola e aziende, valorizzare la formazione professionale, rilanciando l’apprendistato quale strumento formativo fondamentale per trasmettere il “saper fare” e per inserire i giovani nel mondo del lavoro. Nonostante la crisi – conclude – l’artigianato può offrire buone opportunità di occupazione stabile e qualificata».

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