Sono 4 i medici del Sambiasi di Nardò che saranno processati per la morte di Bruna Perrone. La donna 58enne di Guagnano che, a causa di una errata diagnosi, fu curata per tre anni con la chemioterapia, ma morì, nel giugno del 2008, di leucemia.

Una malattia contratta probabilmente, secondo l’accusa, a causa delle cure a cui fu sottoposta.

L’udienza preliminare si è svolta davanti al gup Antonia Martalò che ha rinviato a giudizio l’oncologo Dario Muci, 60enne di Nardò e il radiologo Manrico Delli Noci, 62enne leccese. Entrambi dovranno presentarsi davanti al Tribunale monocratico di Nardò il 13 giugno prossimo.

Hanno scelto invece di essere giudicati con rito abbreviato i radiologi Claudio Nuzzo, 57enne di Racale e Roberta Maria Montefrancesco 38enne di copertino. Tutti e 4 rispondono a vario titolo di omicidio colposo.

Nel luglio del 2009 alla 58enne fu diagnosticata, dai medici del nosocomio neretino, un cancro al fegato. La donna fu sottoposta a chemioterapia fino all’aprile del 2007. Solo allora un altro medico, eseguendo una nuova Tac, si accorse che la donna non era affetta da carcinoma ma da un angioma. La conferma definitiva arrivò nel settembre 2007.

Di lì a breve, però, alla donna fu diagnosticata una citopenia del sangue periferico provocata, molto probabilmente, dal trattamento chemioterapico. Il trapianto del midollo a cui fu sottoposta a questo punto, non riuscì a scongiurare il decesso a causa di una leucemia mieloide acuta e a disturbi del sistema cardiocircolatorio.

La famiglia della Perrone si è costituita parte civile con gli avvocati Stefano Prontera e Vincenzo Rocco Vincenti

 

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