E’ rimasto in silenzio Giovanni Camassa, mentre il procuratore Giuseppe Vignola chiedeva che fosse condannato all’ergastolo. Lui che è sempre stato l’unico indagato per l’omicidio di Angela Petrachi.

Lui che in primo grado è stato assolto “per non aver commesso il fatto”. Si è svolta oggi la requisitoria del procuratore generale che, col supporto di alcune slide, ha cercato di dimostrare davanti alla Corte d’Assise d’Appello di Lecce la colpevolezza dell’agricoltore 43enne originario di Melendugno. La donna, 31 anni, separata e madre di due figli, uscì dalla casa dei genitori nel primo pomeriggio di quel lontano 26 ottobre 2002. Poi, sparì nel nulla. Il cadavere di Angela Petrachi fu rinvenuto solo la mattina dell’8 novembre in un boschetto da un cercatore di funghi. Violentata, seviziata, strangolata, poi abbondanata lì. Per Vignola non ci sono dubbi. E’ stato Giovanni Camassa. Lo dimostrerebbero la consulenza sulle celle telefoniche e le intercettazioni tra l’imputato e la sua attuale moglie. “La sorte di Angela è nelle vostre mani, la sorte di una donna che ancora non ha trovato giustizia” -ha concluso Vignola. Ora la parola passa al collegio difensivo. Prossima udienza il 27 marzo.

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