Paris est toujour Paris, Parigi è sempre Parigi, nonostante i cambiamenti che intervengono in pochi anni di assenza. Tuttavia la Ville Lumière conserva inalterata tutta la sua magia ed il suo splendore. Il sottoscritto è un Parigi-dipendente, nel vero senso della parola, infatti dopo pochi anni di assenza

dalla capitale francese, immediata sorge una irreprensibile forma di astinenza che mi costringe a catapultarmi sul primo aereo in partenza, per riabbracciare la città tanto cara ad artisti ed innamorati. Lo scorso fine settimana, pertanto, ero nuovamente immerso in lunghe “promenades” fra le “rues” della città ed i “quais” della Senna, dopo tre anni e mezzo di assenza. Tre anni pesanti come un macigno, poiché Parigi ha la proprietà di alleggerire gli animi e di far “staccare la spina” dai problemi di ogni giorno. Certo posso immaginare che viverci non sia la stessa cosa che andarci in qualità di turista.
Sicuramente scomodo lo scalo a Beauvais, distante oltre 100 km dalla capitale, tuttavia durante il tragitto in pullman si passa accanto a località famose per la storia, come Amiens e Rouen, dove Giovanna d’Arco guidò le armate francesi contro quelle inglesi, o Gisors che ospita un maniero templare. Dopo poco più di un’ora di tragitto, ecco apparire la periferia parigina e, finalmente, dopo qualche altro minuto, ecco stagliarsi l’immagine dell’onnipresente Tour Eiffel. L’arrivo è caratterizzato da una temperatura di 26 gradi, nonostante si tratti del 16 marzo. Prima cosa da fare, una volta in albergo, togliere via i cappotti ed i maglioni e via, per strada, in maniche di camicia o, al massimo, in giacca. Peccato che il giorno successivo la temperatura sia ritornata alle medie stagionali. Mi incammino, con la mia compagna al seguito, in direzione dell’Opera, ma prima di arrivarci ci fermiamo a dare uno sguardo alle Galeries Lafayette, il celebre grande magazzino famoso per le grandi firme. Proseguiamo verso l’Opera e, dopo una discreta serie di foto, imbocchiamo Rue de l’Opera, celebre per i negozi di oreficeria di alta classe. Ci sono tutti, da Cartier a Bulgari e via dicendo. La strada termina nella splendida Place Vendome, dominata dalla colonna napoleonica (nella foto). Da qui ci dirigiamo verso i giardini delle Toulieries e da li verso l’Arc du Carosel ed il Louvre, nel cui piazzale domina la piramide voluta dal presidente Mitterrand. Ci spostiamo lungo la Senna, proprio nel momento in cui il sole comincia a tramontare, colorando la città ed il fiume di un arancione stupendo. Da Rue Rivoli proseguiamo verso Place Concorde, fermandomi in tutti i negozi di souvenir, alla ricerca di una maglietta a basso prezzo del Paris Saint-Germain, promessa ad un amico. Sono sfortunato perché della squadra parigina si trovano solo magliette, sciarpe e cappellini ufficiali, quelli taroccati non esistono. Arriviamo a Place Concorde, conosciuta durante la Rivoluzione come Place de la Rivolution e tristemente nota per le esecuzioni di massa effettuate durante il Terrore. Indifferente l’obelisco egiziano, trapiantato a Parigi, ci osserva da lontano. Dalla piazza cominciano gli Champs Elysees, 3 km e mezzo di salotto cittadino, fra negozi famosi, locali, ristoranti e bar di tendenza. A poco a poco che procediamo, si avvicina l’Arco di Trionfo, al centro dell’Etoille, la piazza circolare da cui partono dodici vie. A questo punto prendiamo il metrò e ci avviciniamo all’albergo. Ma prima, ovviamente, una buona cena. Decidiamo per un ristorante creolo, dove assaggiamo un piatto unico a base di riso e pollo, immerso in una saporitissima salsa. Si chiude il sipario sul primo giorno nella Ville Lumière.

Cosimo Enrico Marseglia