Scorrano. La paura di non farcela a tirare avanti, dopo aver perso il suo primo lavoro, che gli consentiva di aiutare la madre, rimasta vedova e il fratello più piccolo, di non trovare più un lavoro fisso a 29 anni.

Erano questi gli incubi che da un paio di mesi assillavano un giovane artigiano ventinovenne di Scorrano. Incubi che, molto probabilmente, lo avevano gettato nelle spire di una brutta depressione, per una situazione, il dramma della disoccupazione, che deve essergli sembrata insostenibile e senza vie d’uscita. Al punto che il giovane ha deciso di uccidersi, impiccandosi a Scorrano, nel Salento.
La madre, vedova, può contare solo su un assegno di invalidità di poche centinaia di euro al mese. Una somma assolutamente insufficiente per poter far fronte alle spese di una famiglia. Fino a qualche mese fa il giovane era impiegato in una cava di pietra leccese, nei dintorni di Maglie e per arrotondare quello che percepiva, aveva anche iniziato a creare piccoli manufatti in pietra leccese. Ma poi aveva perso il lavoro a causa della crisi ed ogni tentativo di trovare una nuova occupazione era fallito. Disperato, ha deciso di farla finita legandosi una corda intorno al collo. A dare l’allarme e’ stato il fratello del 29enne ma ogni tentativo per riuscire a rianimare il giovane e’ risultato vano.

”I Comuni, soprattutto quelli piccoli, devono affrontare quotidianamente una sfilza di bisogni enormi e fanno quello che possono, con i pochi soldi a disposizione, come in questo caso, ma rimane uno sgomento enorme, una tristezza infinita”. Dice il Sindaco di Scorrano, Mario Pendinelli. ”La famiglia – racconta il sindaco – viveva in un immobile del Comune e quindi non pagava affitto, non pagava anche il canone dell’acqua e ogni tanto percepiva alcuni contributi messi a disposizione dal Comune”. ”La situazione e’ drammatica ovunque, ma nelle piccole realta’ – afferma il sindaco – lo e’ diventata ancora di piu’ perche’ sono in crisi le piccole attivita’ nei settori dell’artigianato, dell’edilizia, dell’agricoltura, che davano, ad esempio, la possibilita’ di far guadagnare ‘la giornata”’. ”Prima, ad esempio in un cantiere, dove lavoravano tre persone se ne facevano lavorare quattro-cinque, oggi – racconta – se un piccolo imprenditore puo’ fare a meno di un operaio lo fa perche’ c’e’ poco lavoro, perche’ il lavoro costa troppo, i controlli sono aumentati e se non si fa tutto in regola ci sono multe salatissime”. E in questa situazione di crisi ”i sindaci ogni giorno ricevono richieste di aiuto: ‘Sindaco – mi dicono – che devo fare? Mi devo dare fuoco?’ e noi cerchiamo di fare quello che possiamo, se fai una cosa per una persona che ne ha bisogno poi si cerca di fare qualcosa per un’altra ma e’ sempre troppo, troppo poco rispetto alla disperazione che ci circonda”.

 

 

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