Foto Antonio Castelluzzo“Quello che sta accadendo nel Dipartimento di Scienze giuridiche – dichiara il Rettore Domenico Laforgia –è molto grave perché lede le forme di libertà fondamentali a sostegno di una gestione democratica di qualsivoglia comunità.

È per me inaccettabile l’idea che si possa impedire a un Collega di candidarsi a una carica istituzionale ed è ancor più inaccettabile la maniera con cui si tenta di obbligarlo al ritiro della candidatura. A me è stato addirittura chiesto di imporre al prof. Greco di ritirarsi e dal mio rifiuto che è nata la querelle. Le candidature sono libere e spontanee e chi non ha voglia di votare un candidato è libero di votarne un altro. Questo è il punto nodale della questione: la pretesa di porre veti sulla libera determinazione dei giovani suggerendo l’idea che siano candidati “del” Rettore. Non esistono candidati del Rettore, l’ho già dimostrato nelle precedenti elezioni.
Sono sempre stato feroce oppositore delle prevaricazioni dei cosiddetti “baroni”, forse perché quando ero ricercatore ho subito analoghi comportamenti e a suo tempo giurai a me stesso che, qualora fossi diventato Ordinario, mai avrei adottato atteggiamenti simili, figuriamoci da Rettore. Non mi ritrovo in “questa” immagine di Università perché il mio sogno di Accademia è sempre stato quello di una comunità di studiosi impegnati nella ricerca e nella didattica, che hanno priorità diverse da quelle che si stanno evidenziando in questa circostanza. Io sono felice e orgoglioso quando leggo di Colleghi che finiscono sui giornali per le loro ricerche e per i risultati che ottengono con il loro lavoro.  Penso a tutti i nostri Ricercatori che in questi anni sono stati premiati, anche a livello internazionale, e che sono il vanto di questa Università e mi dispiace che vicende come questa di Giurisprudenza rischiano di interrompere il cammino verso il rinnovamento globale che abbiamo intrapreso.
Tutte le mie battaglie di questi ultimi anni, oltre a quelle riguardanti i problemi delle risorse e della gestione ordinaria dell’Ateneo, sono state rivolte a smantellare quei residui di “sistema feudale”, che affida il “potere” solo nelle mani dei pochi escludendo i molti, che sono invece la colonna portante di tutte le Università e spesso non trovano gli spazi per poter crescere e far sentire la propria voce. 
Non capisco perché si sia giunti a tanto visto che un’assemblea avrebbe offerto l’occasione per discutere all’interno del dipartimento le candidature e i candidati, come solitamente si fa in circostanze come queste e come altri dipartimenti hanno fatto, invece di coinvolgere il Rettore e addirittura i giornali. Cui prodest?”