Foto Antonio CastelluzzoL’emergenza rifiuti che sta interessando il Salento, da nord a sud, non è sventata. Il rischio che i cassonetti diventino stracolmi, fino ad accumulare i sacchetti per le strade è dietro l’angolo: i lavoratori delle ditte che si occupano di trasporto e raccolta non ne vogliono sapere di tornare in servizio finchè le ditte non pagheranno gli stipendi arretrati.

Duecento sono soltanto gli addetti al trasporto dell’Ato Lecce/2 che smistano i rifiuti dall’impianto di biostabilizzazione di Poggiardo verso Cavallino (nell’impianto che produce combustibile derivato dai rifiuti, C.d.r.) e verso la discarica di Ugento. Le aziende che si occupano del trasporto, interessate dal problema sono cinque (Axa, Idrodinamica spurgo velox, Bastone Mbm ambiente, Castiglia ed Econova), cui si aggiungono le ditte che si occupano della raccolta (Lombardi, Ecotecnica Ecologia, Bianco igiene ambientale e Armando Muccio).

A conti fatti, l’interruzione del ciclo di smaltimento dei rifiuti, ha proporzioni tali da toccare metà provincia. E la storia “puzza” di vecchio, per quanto sia paradossale il fatto che i cittadini continuano a pagare una tassa salata (tarsu) per un servizio che puntualmente s’ inceppa. A monte di tutto, il debito accumulato dai Comuni appartenenti agli Ambiti Territoriali Ottimali (Ato). Ma mentre nell’Ato Lecce/3 la situazione è già rientrata ( i 24 Comuni hanno versato una parte del debito accumulato nelle casse del Consorzio Co.ge.am), l’epicentro della protesta resta l’Ato Lecce/2, il più indebitato.

I primi segnali di ciò che ora si sta verificando, si erano avuti più di due anni addietro. “Sono anni che le aziende fanno da banca nei confronti dei Foto Antonio CastelluzzoComuni e delle Ato e ora non riescono a pagare gli stipendi ai dipendenti”, spiega Antonio Perrone di Uil Trasporti al margine dell’incontro tenuto oggi pomeriggio in Confindustria Lecce tra le ditte e i sindacati firmatari del contratto nazionale, Fiatel, Cigl, Cisl e Uil. Mentre il debito si gonfiava, i soldi della Tarsu che fine anno fatto? La domanda, per quanto ovvia, resta senza risposta.

“Ciò che serve veramente per evitare l’interruzione di un servizio pubblico è un’azione sinergica con le imprese, perchè il problema riguarda tutti”, aggiunge il sindacalista. Il tavolo si è riaggiornato a breve per la firma di un protocollo comune sulle criticità del settore. Ma resta in piedi la minaccia di un blocco delle attività con manifestazioni dimostrative anche a Lecce.

 

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