È stata prorogata a martedì 10 aprile l’uscita di Époque, nuovo lavoro discografico dei salentini Muffx, prodotto dalla neonata etichetta Ill Sun Records in collaborazione con Lobello Records e distribuito da Goodfellas. Il cd è stato preceduto dal primo singolo La processione. Nel videoclip, realizzato da Hermes Mangialardo l’immaginario del sacro e del profano che nei paesi del sud trova la sua massima rappresentazione, soprattutto visiva, rivive attraverso immagini grottesche ed un’animazione incalzante

che di scena in scena ci accompagna nella “Processione” dei Muffx, fatta di santi, personaggi sofferenti, ceri votivi e musicisti (stoner) rock. Époque è un viaggio nel futuro remoto, un carillon psichedelico che mette in scena un’umanità distorta, una processione di vite e di suoni rubati da occhi curiosi e mani abili. Époque è un disco denso, epico nel suo celebrare il rock, che incontra le musiche del mondo. Un album orgoglioso, capace di riscrivere la grammatica di un genere (lo stoner) in una nuova chiave sudista. Quel sud che è tacco d’Italia, che si lascia bagnare dal suono dei Balcani e non dimentica le sue radici. Époque è il manifesto del Salento rock, mistura solida di ascolti e contaminazioni, ponte tra oceano e mediterraneo. I Muffx, gruppo storico della scena alternative rock pugliese, dopo “…Saw the…” (Beard of Stars Records, 2007) e “Small Obsessions” (Go Down Records, 2009) con questo album compiono un coraggioso passo in avanti, scardinano codici e confini e creano un caleidoscopio di suoni che travolge e macina generi (blues, hard rock, walzer, progressive, psichedelia, musica da banda) che alterna cavalcate dispari, apertura cosmiche, granitici riff serrati. Il tutto virato con colori molto anni ’70. I Muffx fanno tesoro della scuola italiana delle Orme e degli Area, omaggiano i Pink Floyd, non dimenticano i Black Sabbath così come i nipoti americani Master of reality in un continuo gioco di rimandi al passato e fughe nel presente. Un presente che la band racconta bene anche attraverso testi taglienti; per questa prova i Muffx scelgono di abbattere anche il confine della lingua optando per brani – per la prima volta – in italiano, grazie alla collaborazione tra il frontman Luigi Bruno e lo scrittore Stefano Zuccalà. Le parole di Époque raccontano di storie, individui e paesaggi umani immersi nella realtà più o meno nascosta della provincia italiana. Tra residui di culture e mondi socioeconomici da svecchiare, sulla pellicola del nuovo piccolo Medioevo, sfilano visioni ora drammatiche ora grottesche. Realismo allucinatorio violento e sintetico che ritrae uomini in bilico tra passato e presente, tra dimensione globale e dimensione locale. La politica come mercato rionale e teatrino volgare. L’idealismo schiacciato dalle necessità e dalle pressioni esterne. L’alienazione vissuta negli spazi periferici che diventa sintomo e riflesso del carattere illusorio dei modi esistenziali del contemporaneo. La voglia di restare. La voglia di partire. Gli stanchi antichi rituali, che tentano solo la carta del folklore autoreferenziale. Le carcasse delle ideologie. La voglia di farcela – qui ed ora – nel magma ribollente della vita, nonostante tutto.

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