“Per la ex Manifattura tabacchi di Lecce – dichiara l’on. Teresa Bellanova –si può, a tutti gli effetti, parlare di “riconversione riconvertita”. Quello che ad oggi resta tutto da chiarire, infatti, è l’approdo finale di questa oscura vicenda.

Una navigazione che si sta svolgendo, a parte rare eccezioni, all’ombra di quei riflettori che ne avevano, invece, celebrato il varo.
È passato poco più di un anno dall’accordo siglato al Ministero per la riconversione dello stabilimento dismesso da BAT Italia. Eppure dei contenuti di quell’accordo oggi restano solo poche sbiadite tracce. Erano quattro le aziende interessate da quell’accordo: Callgest, Korus, HDS e Iacobucci. La prima, un call center, si è quasi immediatamente ritirata.
Il caso della seconda ditta coinvolta, la Korus, è interessante. L’azienda, di proprietà del senatore PDL Filippo Piccone e già interessata anche nella ricostruzione post-terremoto a L’Aquila, a Lecce cambia nome per chiamarsi IP. Il senatore era sbarcato nel Salento definendo la propria azienda “leader mondiale degli infissi”, ma ad oggi nessuna fetta di quella sedicente leadership viene prodotta a Lecce. Il primo slittamento della data di inizio delle attività nello stabilimento leccese veniva già comunicato soltanto pochi mesi dopo la firma dell’accordo, indicando ottobre-novembre 2011 come nuova scadenza, successivamente disattesa anch’essa. Nell’attesa la sua “porzione” dello stabilimento di Lecce che, secondo il cronoprogramma dell’azienda, avrebbe dovuto oggi essere già ristrutturato e adattato anche dal punto di vista della sicurezza alle nuove produzioni, continua a versare in stato di totale abbandono, fatta eccezione per un macchinario incompleto e visibilmente obsoleto. Mentre i dipendenti assunti si possono definire “diversamente occupati” tra Lecce e Sabaudia, tra presunta formazione e banale presenza non operativa. Nel frattempo il senatore Piccone si è dissolto nel nulla.
Dei restanti protagonisti dell’accordo di dicembre 2010, HDS è passata dal facility management per le attività turistiche alla pulizia e smaltimento di pannelli fotovoltaici, mentre Iacobucci attende speranzosa agevolazioni per assorbire qualche lavoratore del TAC.
Praticamente la “riconversione da manuale” è stata silenziosamente riconvertita, nel migliore dei casi, in una navigazione a vista.
E allora torno a chiedere chiarezza perché sul nostro territorio già altri imprenditori hanno girato simili pellicole, dove nella distrazione generale, nulla si è prodotto tranne che la perdita di posti di lavoro ed una ulteriore penalizzazione economica. Per questo chiedo a tutte le Istituzioni territoriali di stare all’erta, di attivarsi con tutta la forza per pretendere la massima serietà in merito a questa vicenda, prima fra tutte dalla stessa BAT Italia alla quale con inspiegabile celerità è stato concesso un salvacondotto per dismettere un’attività che produceva milioni di utili e che fino al 2 dicembre del 2010 ha rappresentato il fiore all’occhiello del nostro territorio già depauperato di migliaia di posti di lavoro. A questa multinazionale, prima ancora che alle singole aziende, si deve chiedere responsabilità etica ed il rispetto per un accordo sottoscritto, poiché è stata la stessa BAT Italia che promuovendo quel accordo si era fatta garante anche della sua piena attuazione. Risultato che oggi, purtroppo, continua ad essere distante anni luce”

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