Foto di Antonio CastelluzzoEsiste una dimensione in cui la vita si possa dire umana al di fuori delle forme della polis? Si può “divenire animali” in una prospettiva non umana seppure umanissima, libera dall’addomesticamento, dall’assoggettamento dell’altro e dal consumo? Sono alcune delle domande che muovono Divenire animale una commedia, regia di Fabio Tolledi, il nuovo lavoro di Astràgali Teatro che verrà presentato in prima nazionale assoluta domani sabato 24 marzo al Teatro Paisiello di Lecce.

Proseguendo l’indagine sulle forme del comico avviata con Lysistrata. Primo studio sull’oscenità del potere, le domande prendono vita nella forma della commedia in un riso lacerante, ed è con questo riso che lo spettacolo interroga le forme della politica a partire dal concetto di politeia. Parola che indica una pluralità di campi tra governance, costituzione e diritto alla cittadinanza. Poiché, come ricordano le note di regia, “esiste, oggi, una prospettiva che appare quasi  disancorata dalla polis, dalla politeia. Esiste una pratica che costruisce ancora muri e discriminazioni”. La relazione con Uccelli di Aristofane, la commedia presentata per la prima volta nel 414 a.C., in un momento cruciale per la vita della democrazia ateniese, diviene dunque molto meno scontata e innocente della semplice messa in scena di un testo classico. Uccelli apre a una interrogazione sul destino della forma-città e della forma-stato imponendo una riflessione sulle categorie del politico, sull’azione del potere e sulla relazione tra l’animale e l’umano. E chiama in causa direttamente quel che accade, qui ed ora, in Grecia, a pochi passi da noi. “La Grecia”, ancora Tolledi, “ha segnato la nostra tradizione più profonda, incarnando la classicità, la Grecia ha segnato la questione della modernità e della forma-Stato per tutto il XIX secolo, e ora pone domande ineludibili sul destino della democrazia ai tempi del conflitto globale, ai tempi della crisi della forma-Stato. C’è una questione sostanziale, quella della consapevolezza del fallimento della città. Che è propria di un momento così significativo di crisi. Dire c’è crisi, significa affermare con evidenza la crisi della politica. La polis per vivere ha bisogno di una forma di governo, la politica è l’esercizio della polis. Nella dialettica che esiste tra cittadino e barbaro, tra colui che è all’interno del ruolo di cittadino e colui che ne è escluso, è chiara la relazione tra ciò che è riconosciuto ed ha statuto di esistenza e colui che non è riconosciuto, che è reso muto, non-persona”. E mentre, come si vede, le questioni appaiono stringenti, convocando alcune tra le contraddizioni più ineludibili della contemporaneità, in scena il lavoro degli attori è lieve, l’azione punta ad essere semplice ed essenziale, i corpi sono corpi danzanti, corpi che librano, corpi che non recitano ma parlano parole, in una ricerca d’attore dove è possibile, per ognuno, praticare il suono presso il proprio senso. Con una parte rilevante giocata dalle Song di chiaro stampo brechtiano. “In questo fluire sonoro, la parola poetica dice la propria disincantata visione del mondo. Di un mondo che, ancora, ci appartiene”. In scena: Lenia Gadaleta, Roberta Quarta, Serena Stifani, Fatima Sai, Antonio Palumbo, Gaetano Fidanza, Iula Marzulli, Manuela Mastria, Eleonice Mastria, Francis Léonési, Tiziana Pezzuto, Simonetta Rotundo, Stefania Romano, Chiara Verardi. Consulenza filosofica: Benedetta Zaccarello. Musiche: Canio Fidanza e Gaetano Fidanza. L’appuntamento teatrale si inserisce all’interno del  progetto “Teatri Abitati: una rete del contemporaneo”, affidato dalla Regione Puglia al Teatro Pubblico Pugliese nell’ambito del FESR (Fondo Europeo di Sviluppo Regionale) 2007 – 2013.

loading...

NESSUN COMMENTO

LASCIA UN COMMENTO

nove + 18 =