Nessun leccese, ma nemmeno alcun salentino o italiano, dimenticherà mai quanto Ferzan Ozpetek abbia raccontato dell’anima profonda della città di Lecce, avvolgendola nella poesia malinconica del viaggiatore a tempo, leggendone tra le pieghe barocche

una natura sovversiva e tradizionale, che non è solo mare ma è personalità cupa e ribelle dalle profondissime radici, è famiglia.
Oggi venerdì 16 marzo, alle 20.30, il regista, cittadino onorario leccese, sarà a Lecce, in sala al Multisala Massimo per la prima nazionale del suo ultimo lavoro “Magnifica Presenza”, prodotto da Fandango e Faros Film con Rai Cinema e in associazione con Intesa San Paolo, che vede tra i protagonisti il superlativo Elio Germano, Margherita Buy spesso presente nel suo cast, ancora Vittoria Puccini, Giuseppe Fiorello, Paola Minaccioni, Daniele Pecci, Massimiliano Gallo, Andrea Bosca, Alessandro Roja, Anna Proclemer.
Cast, dunque, ricco di nomi eccellenti e talenti rari, che propone un notevole e valevole esempio di cinema italiano, anche se a firma turca.
La scelta di Lecce, dopo il grande successo di Mine Vaganti, non fa che inorgoglire il capoluogo salentino e a fare gli onori di casa domani sera ci penserà il primo cittadino Paolo Perrone.
Sono quattrocento le copie distribuite nelle sale italiane per l’anteprima, distribuite dalla casa di distribuzione 01. Il film, il nono del regista italo-turco, racconta tra mille citazioni tra cui Pirandello, Fellini, Visconti e Banuel, le avventure di Pietro (Elio Germano), un giovane aspirante attore che nel frattempo lavora in un forno facendo cornetti. Arrivato a Roma dalla Sicilia, Pietro affitta a poco prezzo una grande casa a Monteverde Vecchio. La casa si rivelerà per lui straordinaria. Qui infatti compaiono poco a poco, appunto, ”magnifiche presenze” di una compagnia di guitti degli anni Quaranta, fantasmi inquieti che lentamente si relazioneranno con lui dimostrando come il mondo dei vivi e quello dei morti a volte si incontrano con vantaggio per l’una e l’altra parte.
Un film carico di suggestioni, nostalgico al modo di Ozpetek, in cui il tema portante, rarefatto, ruota attorno alla dicotomia verità/finzione; lo stesso regista spiega di essere stato ispirato da un amico che sera, mentre guardava a casa la tv, aveva visto dietro di sé una signora che poi era sparita. E quello stesso amico qualche giorno dopo aveva visto, nascosta nella sua casa, una giovane sposa che si era poi subito dileguata.
I fantasmi protagonisti del film non accettano l’idea di essere morti e Pietro  riesce, dopo l’iniziale paura, ad avere con loro il giusto rapporto. Pensiero naturale ai pirandelliani “Sei personaggi in cerca di autore”.
Per Elio Germano, il film racconta l’orgoglio della debolezza, molti nascondono le cose più fragili della loro vita e tendono a interpretare ruoli per nascondere tutte le loro falle.
Un regista innamorato degli attori Ozpetek, e anche delle persone, delle loro peculiarità. Sostiene che l’Italia è un paese d’arte, basterebbe soltanto sfruttare il nostro teatro, i nostri monumenti, la bellezza delle nostre città per poter vivere alla grande e non fare più nulla.
Un film che affronta la solitudine del giovane, la sua omosessualità che gli dona “quella sensibilità giusta per accettare la diversità, vivendola, la paura. La nona pellicola permette al regista di affrontare le sue idee sulla vita, che lo seguono da tempo.
Irretiti ancora dalla sua sensibile delicata e appassionata maniera di raccontare storie, impossibile non attendere trepidanti, seduti nella sala buia l’incipit nuova pellicola, dopo aver imparato a guardare in alto, quando si cammina a Lecce, dopo aver imparato a respirarlo e ascoltarlo anche un po’ da lui, il talento naturale di questa città.

 

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