Il deputato Alfredo Mantovano è, all’indomani dei congressi del Pdl, la voce della minoranza nel Pdl pugliese, ma è soddisfatto per le alleanze chiuse e, per il futuro, punta all’aggancio dell’Udc.

Onorevole, la sua ala, dopo il congresso salentino del Pdl, che rapporto ha con il partito? Lei ha lanciato forti accuse di verticismo: ora cosa è cambiato? Sono migliorati i rapporti con l’ala fittiana?

«È cambiato che in tutta la Puglia è stato formalizzato che nel Pdl esiste una maggioranza e una minoranza, che è la cosa più normale in ogni partito. Io sono convinto che una sana dialettica interna, non in sedi improprie come i giornali, sia il modo migliore per far crescere il partito».

Cosa ne pensa della corsa  solitaria del Terzo Polo con il professore Luigi Melica?

«Non è una cosa buona, perché l’aspirazione di tanti nel centrodestra è di avere uno schieramento compatto, quindi inclusivo dell’Udc, così come c’è un elettorato compatto. Questa divisione non fa bene a nessuno. C’è un dato di fatto, ma bisogna continuare a lavorare. Come sono cadute delle resistenze a un allargamento della coalizione con l’inclusione di Io Sud, così cercheremo di arrivare a risultati analoghi con l’Udc».

Forse per l’Udc dovreste lavorare di più a Roma, con Casini? Ruggeri ha detto che le decisioni romane possono cambiare le cose.

«Anche con Io Sud si è lavorato molto a Roma. Con l’Udc c’è un rapporto di collaborazione in tante amministrazioni del territorio: si governano insieme regioni importanti come Calabria, Campania e Lazio. Non c’è una preclusione pregiudiziale su tutti i fronti. Bisogna solo trovare un modo d’intendersi».

Il centrosinistra è partito all’attacco dell’alleanza Io Sud – Pdl: c’è già un manifesto con l’abbraccio di Perrone e Poli con la scritta “boc, via Brenta, filobus”. Loro pensano che questi argomenti, in campagna elettorale, saranno il vostro tallone d’Achille. E’ così?

«Io ho l’impressione che sia il tallone d’Achille della sinistra, perché se una campagna elettorale viene impostata su presunte contraddizioni degli avversari e non su quello che si intende fare una volta alla guida dell’amministrazione, è evidente che non si ha nulla da proporre e che si confida solo nella polemica nei confronti degli altri. E’ come se noi imputassimo tutti i disastri della sanità pugliese alla vicepresidente Loredana Capone. Per noi la sanità non sarà il primo argomento, anche se la capacità di un amministratore viene misurata da quello che ha saputo fare fino a questo momento, ma il nostro primo argomento sarà cosa vogliamo fare per rendere Lecce più prospera».

Ci può dare un’anticipazione sul nome che darete al vostro partito? C’è chi pensa che il Pdl muterà in «Democrazia e Libertà».

«Vi deludo: non so dare anticipazioni. Spero che l’impegno che si sta mettendo per trovare il nuovo nome sia lo stesso che si mette per risolvere problemi più importanti».

Foto Antonio CastelluzzoOra che avete scaricato la Lega vi preparate al colpaccio romano, ovvero l’alleanza con l’Udc?

«Il Pdl non ha scaricato la Lega, perché continua a governare con la Lega nelle regioni del nord e mi auguro che, nonostante le uscite gravi di Bossi, quest’alleanza non appartenga al passato. Certo, esistono dei problemi che vanno affrontati. Intanto, lavoriamo per ricucire con altre forze del centrodestra, come L’Udc».

Onorevole, lei è sceso in campo per strigliare le banche sull’accesso al credito: le imprese sono in ginocchio e i rubinetti sono chiusi. La sua è una battaglia bipartisan, gomito a gomito con Boccia. Cosa sperate di ottenere?

«È un futuro ancora difficile e problematico: non si tratta di aprire una battaglia nei confronti di qualcuno, perché dobbiamo essere tutti dalla parte dello Stato e delle istituzioni. Le imprese e le famiglie hanno bisogno di aiuto: è facile fare demagogia, ma è molto più difficile trovare le soluzioni giuste. C’è una grande difficoltà nella raccolta del risparmio e vi è un divario tra la raccolta e gli impieghi da parte degli istituti di credito: quindi, anche le banche  hanno dei problemi oggettivi. Ma nel momento in cui le banche ricevono, al tasso dell’uno per cento, dalla Bce svariate decine di miliardi di euro, circa 300 miliardi di euro, non si può immaginare che tutti i soldi vadano a incrementare il credito, ma si deve provare a far sì che una parte implementi la dotazione delle banche per consentire l’accesso al credito. Bisogna concentrare l’attenzione sull’eccessivo rigore nel diniego del credito che ormai si riscontra da parte degli operatori economici. L’iniziativa con Boccia è volta a far cambiare atteggiamento alle banche».

La vicenda dei due marò bloccati in India non è l’emblema di come gli interessi economici superino quelli dello Stato?  Per quale motivo hanno consegnato i nostri ragazzi al governo indiano?

«La vicenda dei marò è una vicenda triste, innanzitutto per la condizione in cui si trovano i nostri due militari, ma anche per come è stata affrontata dal governo, che io sostengo, ma in questa vicenda si è comportato con estrema superficialità. I due militari avevano il compito di tutelare la libertà di navigazione. La scorsa estate il governo varò questa misura per tutelare le navi mercantili dagli assalti dei pirati: un meccanismo di tutela conforme alle disposizioni internazionali. Quello che è accaduto è anche una minaccia nell’intervento italiano di tutela delle nostre imbarcazioni: se questi pirati operano indisturbati, vuol dire che qualcuno li lascia partire da qualche parte. Ogni maliziosa ipotesi su complicità a terra è, a questo punto, plausibile. Credo che sia un tentativo, attraverso l’imprigionamento dei nostri militari, di condizionare la politica di protezione delle nostre unità navali nel mare e, quindi, di condizionare la libertà del commercio».

Eliana Degennaro

 

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