Il successo del Milan, preventivato da più parti, si è dunque materializzato! Occorre però aggiungere che, a parte i minuti iniziali e gli spiccioli di fine partita, il Lecce è stato in gioco, ha in qualche modo arginato il Milan ed in più di una occasione ne ha insidiato, se così si può dire, la verginità difensiva.

Detto questo, la partita racconta di sei minuti iniziali di totale prevalenza rossonera sfocciati nel gol messo a segno da Nocerino con la complicità di una involontaria deviazione. Il Milan è maestro nel palleggio e nelle rapide triangolazioni, però i cinque difensori giallorossi schierati a presidio di Benassi non si dimostrano, fino a questo punto, così assillanti come la situazione richiede. Qualche minuto di fasi alterne prelude ad una manciata di minuti nel corso dei quali il Milan si esercita in una sorta di tiro al bersaglio; il Lecce alleggerisce con Muriel, Bojinov non ne asseconda l’estro come in verità tutti attendevano e comunque, per impensierire Abbiati, ci vuole ben altro. Le manovre ariose e brillanti del Milan strappano applausi; il Milan costruisce piacevolmente a getto continuo; fino al minuto 23 quando Oddo inventa un perfetto lancio che Muriel sfrutta parzialmente con un sinistro di prima intenzione e con palla poco oltre la traversa; esecuzione non facile da perfezionare, ma che tuttavia rianima le speranze di una inversione di rotta.
Capita così che sia il Lecce ad alzare il ritmo, a pressare sui rossoneri costretti all’errore di misura con inedita frequenza. E’ sempre il Milan a gestire le operazioni, ma la partita appare ora più equilibrata; il Lecce, insomma, se la sta giocando. Quando però, nel finale di tempo, il Milan si riapropria degli standards abituali, il Lecce non può far altro che far muro nella propria trequarti in attesa di tempi più propizi.
La prima frazione consegna un Lecce non in balia dell’avversario; un Lecce che si, ha subito la soprafina qualità dei rossoneri, ma ha anche reagito quando ha saputo creare le opportunità, perchè è il caso di non scordare che si giocava nel tempio, nella tana della prima in classifica.
E’ pur vero che Robin, Muntari e Ibra hanno avuto limpide opportunità di arrotondare il bottino, ma è altrettanto evidente che Muriel Ha saputo tenere in allarme Abbiati sfiorando, come già detto, il pareggio. Quel che non si è visto è l’assistenza più assidua nei confronti del giovane Colombiano: Bertolacci, elegante ma non straordinariamente propositivo, Blasi votato alla necessaria  copertura del centrocampo, ad evitare che Van Bommel, Nocerino, Muntari ed Emanuelson potessero muoversi a briglia sciolta.
Oddo resta nello spogliatoio, in campo và Obodo, il Lecce riparte alla ricerca del pareggio; Thiago Sillva deve attingere alla sua immensa classe per contenere Muriel; è un Lecce aggressivo, pimpante, anche pericoloso. Se a tutto cio’ sapesse aggiungere un tasso di precisione più elevato almeno in talune iniziative, le preoccupazioni del Milan salirebbero di livello. Ad ogni buon conto l’equilibrio della partita è cambiato: Bertolacci è più incisivo, Blasi allarga il suo raggio d’azione, il Lecce guadagna campo mentre il Milan guadagna i fischi del suo pubblico.
Ma Ibra è sempre Ibra :
Al minuto 20 Robionho gli scodella una palla forse non facile, sulla linea d’area; la mezza torsione dello svedese e la sua mezza girata di collo destro trasformano la palla in una scheggia imparabile per Benassi che il suo abituale miracolo lo farà qualche minuto più avanti. Esce Carrozzieri (problemi muscolari), entra Giandonato. Il Lecce carico di volontà inevitabilmente si scopre offrendosi così alle ripartenze dei rossoneri ancora vicini al gol con Emanuelson e Ibra; Di Matteo sostituisce Bertolacci e contemporaneamente ingiallisce il collegamento tra centrocampo e punte; Muriel è costretto a rientri profondi per “lavorare” qualche palla; Abbiati, in buona sostanza, non tocca palla fino al triplice fischio mentre Benassi ha le occasioni per meritare la palma di migliore in campo! Di gran lunga il migliore in campo.
Sconfitta preventivabile, ovviamente, ma con effetti aggravati dal pareggio del Parma e dal successo del Siena. La distanza dalla salvezza è ritornata ai livelli di qualche tempo addietro, ma le occasioni di rimonta si sono nel frattempo assottigliate: allora erano una ventina, ora sono undici; undici giornate di campionato che il Lecce è chiamato ad  utilizzare nel tentativo di racimolare quei 15/16 punti necessari alla salvezza !

 

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