Foto Antonio CastelluzzoAvrebbero dovuto essere cancellati dagli elenchi della Asl addirittura quindici anni fa. Nessuno, però, ha provveduto a farlo. E loro, decine di persone decedute negli anni tra il 1995 e il 1998, risultano tuttora a carico del servizio sanitario regionale.

È la strana scoperta, che potrebbe portare a svelare un danno a sei zeri per le casse pubbliche, fatta da un funzionario del distretto socio sanitario di Casarano. Incrociando i dati dell’anagrafe dei comuni e quelli del Ministero delle Finanze, sono venuti a galla, solo nei comuni di Collepasso, Matino e Parabita, decine di anomalie di nomi di persone che oggi avrebbero anche 110 anni. I controlli saranno estesi ora anche al resto della provincia di Lecce. Questo almeno nelle intenzioni della direzione della Asl, che martedì affronterà il caso in sede di comitato aziendale. Di certo, però, per il momento c’è che l’azienda sanitaria ha continuato a pagare per decenni ai medici di famiglia 40 euro all’anno per ogni deceduto. A tanto ammonta, in media, la quota che normalmente a loro spetta per ogni paziente in carico. Adesso si pone il problema di recuperare quelle somme. Per la legge è prevista la possibilità di richiedere indietro almeno un quinto di quanto indebitamente versato. Ma è qui che di traverso di mettono i medici di base, per bocca del presidente del loro Ordine, Luigi Pepe, che ha già dichiarato:  “La asl la smetta di giocare. È suo preciso dovere aggiornare gli elenchi. I medici non hanno colpe e a loro non si può chiedere nulla”.

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