Quattordici anni di reclusione per Carmelo Mendolia, il presunto killer reo confesso di Carmine Greco e di Salvatore Padovano, “Nino Bomba”, il boss della Scu ucciso a Gallipoli il 6 settembre di quattro anni fa. La condanna è stata confermata in appello.

Mendolia, oggi collaboratore di giustizia, era stato già condannato in primo grado con giudizio abbreviato. Proprio perchè aveva scelto questo rito, la condanna complessiva a 21anni era stata diminuita di un terzo, dunque a 14. Il sicario, originario di Gela, freddò Nino Bomba con quattro colpi di pistola calibro 9 davanti alla sua pescheria “Il paradiso del mare”. Omicidio su commissione, da parte del fratello del boss ammazzato, Rosario Padovano. In cambio, Mendolia sarebbe stato ricompensato con 10mila euro, un’auto per fuggire e un aiuto per aprire un’attività commerciale nel nord Italia. Ma in Corte d’Assise, giusto il mese scorso, il reo confesso ha raccontato anche di aver ricevuto l’ordine da parte di Rosario Padovano di “estirpare l’intera razza. Non solo Nino, ma pure la sua compagna e suo figlio”. Ma si rifiutò. Inoltre, a finire sotto i suoi colpi avrebbe dovuto essere pure “un politico gallipolino, un imprenditore che lavorava nel settore della pesca e in ambito petrolifero, ma poi le cose andarono diversamente”.

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