Pezzo dopo pezzo, la difesa di Giovanni Camassa, affidata ai legali Donato Amato e Francesca Conte, smonta le accuse che imputano al 43enne, agricoltore di Melendugno, l’omicidio di Angela Petrachi, la 31enne uccisa l’8 novembre 2002 nelle campagne di Borgagne.

“Camassa è un mansueto uomo di terra”, ha detto la Conte di fronte ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Lecce. “Non c’è il movente” è infatti la tesi della difesa, anche perchè, come già sostenuto dal padre della vittima, la Petrachi avrebbe dovuto incontrare due amiche quel giorno. Inoltre, una testimone ha dichiarato di averla vista salire, il giorno della sua scomparsa, il 26 ottobre 2002, su una Lancia Thema. È allora che Angela Petrachi si allontanò dalla casa dei genitori, per essere ritrovata, dopo due settimane, in un boschetto. L’autopsia permise di accertare che fu seviziata con un coltello, violentata e strangolata con i suoi stessi slip. Secondo l’impianto accusatorio, la Petrachi e Camassa si sarebbero incontrati per discutere dell’acquisto di un cane, ma la situazione dei due degenerò fino ad arrivare all’omicidio. Per questo il procuratore generale Giuseppe Vignola ha chiesto la condanna all’ergastolo. Ora spetterà ai giudici, dopo la riunione in Camera di Consiglio, emettere la sentenza definitiva.