Mare nostrum.
La voce dei morti schiumata dal mare
reclama la pietà dei corpi.

La sera lontano da luci e dai falò
aspettiamo sbarchi.
Sfiatano albumee orme sulla battigia,
trafitta da canne la luna sanguina.
S’arrotola in fretta la notte di vinile,
a vuoto gira un disco nell’universo rosso.

Giancarlo  Serafino ha pubblicato nel 2003 “Passaggio d’estate”  (Zane Editrice)- Premio Athena 2003- ,“Per canto e per amore” nel 2007  (Zane Editrice). Presente in antologie nazionali: “Impoetico  mafioso” “SalentoSilente”, “La giusta collera”. Sue poesie appaiono in diversi blog e riviste. Docente e Psicologo vive e lavora in Lecce.

Negli spazi della Sala Consiliare della Città di Surbo alla presenza di Ambra Biscuso (Associazione Culturale “Le Ali di Pandora”), Vincenzo Iacoviello (“Associazione Culturale Le Meteore”) e Maria Valzano, Assessore alla Cultura, il giorno 24 febbraio 2012, si è svolta la presentazione del libro “Poesie sociali e civili” di Giancarlo Serafino, CFR Edizioni, curato da Gianmario Lucini con note di Enzo Rega ed Antonio Spagnuolo.

Il volume finemente rilegato, racchiuso in 70 pagine è suddiviso in ben quattro sezioni: Girotondo, Cena dei cani, Imperfettamente, Tre poesie. La fotografia di copertina e le altre contenute all’interno del libro sono dell’artista salentino Giovanni Felle e rappresentano la natura nella sua pura essenza.

Poeta salentino, controcorrente, versatile ed affabile opera sul piano di un “logos interrogante”  che scandaglia l’analisi del valore esistenziale per cogliere il piacere del bello e del divino, sedimentare, filtrare e raccogliere  le  infinite energie provenienti dalla sua particolare sensibilità, infatti  le sue liriche sono profondi messaggi  nei quali l’eticità della vita emerge e si comunica con la determinazione  del tempo di cui si è eredi e quello futuro.

La sua poesia può avere un’utilità morale, difatti, analogamente alla religione, alla legge ed alla politica, ad essa si può attribuire un valore etico, d’impegno civile e sociale, lì dove nella nostra civiltà tecnologica, materialistica, arida, che spinge ognuno di noi alla ricerca spasmodica di un proprio tornaconto economico, più che mai essa assume un ruolo centrale, volto a consentire all’uomo di riappropriarsi della sua dimensione spirituale, creativa e “fanciullina”.  Essa nasce dall’esigenza di comunicare e dalla necessità di emanciparsi da uno stato di solitudine interiore.

A volte proviamo sentimenti, emozioni, sensazioni ed illuminazioni fugaci, che non riusciamo ad esprimere tramite un pensiero razionale, perché sono troppo complessi o troppo semplici: non li comprendiamo del tutto con la ragione, ma ci colpiscono e non desideriamo che spariscano improvvisamente, così come sono sopraggiunti e tuttavia non troviamo le parole giuste per comunicarli  in modo diretto, logico, comprensibile e chiaro.

Il rimedio che l’uomo ha trovato fin dai tempi antichi, ovunque, è stato definito poesia ed attraverso un’operazione che possiamo definire, creazione artistica, l’uomo o il poeta riesce a manipolare, forzare l’uso convenzionale delle parole, delle frasi, della sintassi  e del linguaggio verbale, nel vano tentativo di riuscire ad esprimere ciò che sente, comunicare un minuscolo lampo di genio, in maniera limpida, densa e penetrante.

In una serena giornata invernale, ho incontrato il poliedrico poeta, che è stato ben lieto di rispondere ad alcune mie domande.

Com’è nata in lei la passione per la poesia?
“L’ho avuta da sempre. Solo che fino… a maturità inoltrata non ho mai pubblicato niente! Per pudore personale credo… Poi ho incontrato la grande figura carismatica di Giuseppe Vese che mi ha convinto sulla “missione” importante di trasmettere agli altri… vita!”.

Mi parli del suo stile particolare di scrivere le poesie e di coloro a cui il suo libro è dedicato.
“Credo che una poesia non abbia “uno stile” ma diversi modi di mettersi in comunicazione. Che poi questi poeti possano essere riconoscibili dal tratto di “sensibilità” che li accomuna e dall’anima a cui appartengono, è cosa che danno timbro all’identità del poeta. Le mie poesie sono dedicate “ a coloro che non vogliono ascoltare, vedere, toccare” e che si comportano di conseguenza”.

Quando nasce l’ispirazione e cosa l’ispira maggiormente?
“L’ispirazione è una malattia che ti prende in un momento qualsiasi della giornata… e devi sbrigarti a memorizzare qualcosa se no svanisce nel nulla. Capisco da questo come sia nato il mito delle Muse, dee, come dire, un poco volubili…”.

C’è una poesia a cui è particolarmente affezionato?
“Tante, cioè tutte, sono mie creature…”.

Com’è il suo rapporto con i critici ed il pubblico?
“Con i critici? Bella domanda! Se non appartengono a chiese o case chiuse ci si può confrontare, io ho trovato riscontro che le persone più umili sono anche i critici più bravi, il pubblico si dice che non ami la poesia, ma non è vero! Il pubblico bisogna incontrarlo per questo sto… studiando da performer per le mie poesie”.

Che impressione vuole dare ai suoi lettori?
“Non voglio dare impressioni. Voglio che “s’impossessino” e partecipino all’evento della comunicazione”.

Qual è il suo messaggio nei loro confronti?
“Che la poesia convive con la vita e con la morte, se per poesia significa “pietas” per noi stessi, per gli altri, per il mondo compreso ambiente ed animali”.

Progetti per il futuro?
“Sì! Ho qualche silloge che aspetta editore! Sai meglio di me qual è oggi il rapporto tra autore ed editoria…”.

Grazie per l’intervista concessami e buon lavoro!
“Grazie a te ed auguri per tutto quello che fai!”

 

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