A tre anni di distanza da “Io, loro e Lara”, Carlo Verdone torna al cinema con una nuova commedia che racconta uno dei problemi più drammatici del nostro Paese: Quello dei padri divorziati in piena decadenza finanziaria che non riescono ad arrivare alla fine del mese.

Ulisse (C.Verdone), Fulvio (P.Favino) e Domenico(M. Giallini) sono tre uomini estremamente diversi tra loro per carattere e tipo di vita.
Ulisse è un ex discografico che cerca di sbancare il lunario vendendo antichi vinili introvabili su e-bay, Fulvio era un critico cinematografico di punta a Roma, che a causa  di un flirt con la moglie del caporedattore della testata giornalistica dove lavora, viene degradato a giornalista  di cronaca rosa. In fine, l’ultimo componente del trio di single sfortunato è Domenico Sagace, imprenditore scapestrato che vive di espedienti al limite della legalità, capo di un’ agenzia immobiliare sull’orlo del fallimento e continuamente stressato dalla richiesta di soldi da parte dei figli nati da due relazioni diversi.
I tre vitelloni costretti a risparmiare sull’affitto per poter avere almeno un tetto sulla testa, si trovano a dover condividere un vecchio appartamento a Roma , la convivenza  e la condivisione di gioie e dolori gli farà scoprire  il valore dell’amicizia.
In questo suo ultimo film Verdone non  si risparmia sia come attore, raccontando se stesso, che come regista.  Verdone decide infatti di misurarsi con la nuova commedia italiana che si rifà, in modo evidente, a quella degli anni ‘50 e ’60 cucendo appositamente per Giallini un ruolo con il quale omaggia i personaggi resi celebri da Tognazzi e e Alberto Sordi. Su misura anche il personaggio di Micaela Ramazzotti,  nei panni di Gloria un’attraente e svampita cardiologa  con seri problemi di cuore, che però riesce a salvare Ulisse dalla solitudine e da una vita senza amore.
“Posti in piedi in paradiso” nonostante sia un enorme calderone di microstorie disordinate  e personaggi strampalati, mette in luce l’alchimia tra i tre personaggi, apprezzabile  tentativo, questo,da parte di Verdone di riavvicinarsi ad una commedia dalle storie di vita ordinarie e malinconiche, ma dal finale in cui si intravede quel raggio di sole simbolo di un futuro migliore.

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