“Non ho paura, continuerò a collaborare con la procura”. Così Giuseppe Barba, uno degli imputati coinvolti nel processo per gli omicidi Padovano e Greco, ha confermato la sua volontà di collaborare con la magistratura. “Nonostante tutto- ha detto- e fino alla fine”.

Nonostante il furgoncino della nipote, in uso ai genitori, sia andato in fiamme. Non è stato ancora accertato, è bene precisarlo, se la natura dell’incendio sia stata, o meno dolosa. Nonostante la missiva che ha raggiunto la sua famiglia: “strapperemo il cuore a tua moglie e tuo figlio”. Barba, assistito dall’avvocato Paola Scialpi, ad oggi è solo un dichiarante. Ha la scorta ma non ha un programma completo di protezione.

Dalla località protetta in cui si trova, invece, ha continuato la sua deposizione il killer reo confesso del boss Salvatore Padovano, alias Nino Bomba, Carmelo Mendolia. Un delitto commissionato dal fratello Rosario Padovano. “Gli chiesi perché volesse ammazzare suo fratello- ha affermato Mendolia- e lui mi rispose: va eliminato, è andato fuori di testa, la gente si rivolge a me per chiedermi di mettere fine alle angherie e alle prepotenze di Nino”. Il Killer originario di Gela ha anche confermato la presunta intenzione di Rosario Padovano di eliminare moglie e figlio di Nino Bomba. Cosa che lo stesso imputato ha però negato nel corso dell’ultima udienza. “Ufficialmente accettai quanto mi aveva chiesto, ma in cuor mio sapevo che non avrei mai toccato la donna e il ragazzo. Non le faccio queste cose. La mia etica professionale- ha sottolineato Mendolia- me lo vieta. Io sono abituato ad agire con calma, senza alcuna fretta, evito di coinvolgere le persone innocenti”.

Ha descritto accuratamente i suoi rapporti con gli altri imputati coinvolti nel processo a partire da Fabio Della Ducata, con cui Mendolia ha sostenuto di aver intrattenuto rapporti quotidiani. E poi Cosimo Cavalera, Massimiliano Scialpi e Giorgio Pianoforte.

Prossima udienza l’8 marzo.

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