Foto Antonio CastelluzzoLe loro accuse sono pesantissime. I ventidue ex dipendenti della piscina Swimming Pool di Trepuzzi lamentano non solo le mensilità arretrate, da una a tre in alcuni casi, ma soprattutto una situazione vessatoria a cui sarebbero stati sottoposti nello svolgimento del loro lavoro: “Siamo stati impiegati

senza aver firmato un regolare contratto di lavoro e ci hanno pagato solo tramite acconti”, raccontano un giardiniere e un manutentore davanti alla Prefettura di Lecce. Altri dicono di essere stati vittime di mobbing e di vere e proprie minacce. Per questo, assieme al sindacato Cisal che li segue, chiedono al Comune di Trepuzzi la rescissione del contratto di concessione il cui termine è fissato nel 2015. La struttura, infatti, è in comproprietà tra Provincia di Lecce e Comune, che tra l’altro ha maturato pure 35mila euro di arretrati nella corresponsione dei canoni, già iscritti a ruolo, il 31 dicembre 2011, attraverso Equitalia. Il consorzio, però, si difende. La responsabile Viviana Tafuro è netta: “è solo una manovra sindacale e politica, messa in piedi per motivi strettamente personali. Queste diffamazioni ci hanno già portato a presentare delle denunce penali. Inoltre, la posizione di coloro che avanzano richieste e rivendicazioni è illegittima, perchè vede alcuni di questi non avere alcun titolo a farlo, sia perché mai impiegati in questa gestione sia perché con rapporto già definito e chiuso da tempo”.

 

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