“Non finisce certamente qui, come erroneamente pensa Adriano Napoli, la vicenda sulla quale si è espresso un giudice monocratico del Tribunale di Maglie, ritenendo di non condannarlo in quanto responsabile della mancata vigilanza di un blog sul quale consentiva, senza alcun filtro, che dietro

al paravento dell’anonimato si rivolgessero  non solo offese ma anche e soprattutto velate minacce alla mia persona.” Lo comunica in una nota L’on. Ugo Lisi.

“La politica, in questa vicenda, almeno quella con la “P” maiuscola, quella che il sottoscritto ama praticare ogni giorno nella sua attività istituzionale, non c’entra nulla. Non c’entra Alleanza Nazionale, non c’entra il Pdl, non c’entrano i partiti e i movimenti politici. C’entra il desiderio di notorietà di qualcuno che confonde una contrapposizione giudiziaria con il confronto politico, ammesso che ci possa essere. Anche perché il sottoscritto ha sempre tenuto in grande considerazione le opinioni degli iscritti ai circoli come quelle di chiunque esprima sensibilità diverse nella grande famiglia del centrodestra, tanto addirittura da nominare proprio Adriano Napoli alla carica di vicepresidente del partito.

La questione è ben più seria e attiene il diritto di una persona a non essere offeso e vilipeso su siti internet o su blog in cui si ritiene essere cosa saggia non effettuare alcun filtro e alcuna moderazione del dibattito.

Le minacce che il sottoscritto ha ricevuto, alcune delle quali proseguite anche con sms, sono state ritenute così fondate dagli organi inquirenti da procedere nell’indagine fino al punto in cui si è giunti ieri, dove, con una sentenza che a me personalmente lascia esterrefatto, si è ritenuto di derubricare le minacce in invettiva da bar, quasi a sconfessare la puntuale azione di indagine svolta dagli apparati investigativi.

Il rispetto doveroso che comunque nutro anche per questa sentenza non mi fermerà dall’andar oltre, per quanto la legge e l’ordinamento mi consentono. Ugo Lisi non è stato certamente sconfitto da Adriano Napoli, mentre la civiltà comportamentale è stata derisa da chi pensa che offendere una persona, soprattutto senza metterci la faccia, sia un gesto intelligente. I nostri riferimenti, da questo punto di vista, sono tutt’altri e non smetteremo di professare il nostro credo nemmeno dinanzi a cadute di stile strumentali.”



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