Una proposta di legge per tutelare e promuovere l’artigianato. L’ha presentata, nei giorni scorsi, il consigliere regionale del Pdl, Mario Vadrucci, per aggiornare l’ormai obsoleta Legge quadro del 1985 ed adeguarla alle norme nazionali e comunitarie.

Molte imprese rischiano la chiusura, a meno che non si intervenga prontamente salvaguardando l’artigianato ed, in particolare, quello artistico tradizionale, dalla concorrenza e dalle contraffazioni.
La Regione, secondo la proposta di legge, deve promuovere «azioni per l’introduzione di sistemi di qualità e di certificazione volti a garantire la qualificazione dei processi produttivi e dei prodotti». Inoltre deve incentivare «l’innovazione e l’aggiornamento organizzativo e manageriale», nonché sostenere le imprese che investono in progetti di ricerca innovativa o di sviluppo competitivo di durata non superiore a tre anni, anche attraverso canali telematici.
Riguardo all’internazionalizzazione, sempre l’ente regionale «in compartecipazione» con i ministeri competenti, con l’Istituto per il commercio estero (Ice) e le Camere di commercio pugliesi, deve adottare «politiche di rete e supporto alla promozione, distribuzione e commercializzazione dei prodotti, nonché promuovere investimenti esteri in Puglia».
Circa l’artigianato artistico tradizionale e la sartoria, sono da considerarsi «patrimonio culturale e storico della regione», quelle produzioni anche innovative che rispettano la tradizione o da questa ne «prendono ispirazione, avvio e qualificazione».
Per tutelarle, la Giunta regionale deve approvare i «disciplinari di produzione, marchi di qualità, variazioni ed aggiornamenti per le singole tipologie di attività», elaborati dal Servizio Artigianato, in collaborazione con artigiani ed esperti del settore, previo parere della commissione regionale per l’artigianato. Le imprese artigiane che eseguono tali lavorazioni possono richiedere il riconoscimento di «impresa artigiana del settore artistico, tradizionale e dell’abbigliamento su misura».
La Regione deve favorire l’integrazione tra i «sistemi formativi» e l’alternanza «scuola-lavoro», nonché la formazione a distanza e in azienda con particolare riguardo alle imprese dei settore artistico, tradizionale e dell’abbigliamento su misura.
La cosiddetta «bottega-scuola» deve essere gestita dal titolare in possesso della qualifica di «maestro artigiano», coadiuvato anche da un «maestro artigiano» pensionato, al fine di non disperdere un patrimonio culturale e artistico.

Alcuni dati sull’artigianato in provincia di Lecce: le imprese artigiane, iscritte nel Registro Imprese della Camera di commercio di Lecce, sono 19.444. Il valore aggiunto supera i due miliardi di euro e i lavoratori sono 40.930 (18.977 subordinati e 21.953 familiari).

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