Avrà altri trecento posti in un padiglione nuovo di zecca. Il carcere di Lecce si allarga e i lavori sono previsti entro l’anno. Ad ufficializzare l’intervento è stato ieri, da Taranto, il dirigente del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria pugliese, Giuseppe Martone, al termine del convegno “Carcere, tra malesseri fisici e legislativi”.

Borgo San Nicola, dunque, rientra tra quelle strutture da implementare, come designato dal Piano Carceri dello scorso governo Berlusconi, che ha previsto l’apertura di undici nuovi istituti e di altri venti padiglioni nelle case circondariali in cui più alto è il livello di sovraffollamento.

A Lecce, si dovrebbe passare ad una capienza ordinaria di quasi mille detenuti e a una “tollerabile”, quella, cioè, in grado di rispettare gli standard di dignità e umanità, pari a circa 1500 reclusi. Ad oggi, invece, la prima è fissata in 656 presenze sulla carta, a fronte di un sovraffollamento drammatico, pari a 1325 unità, più del doppio. La seconda, invece, è di 1184 detenuti, ma ve ne sono 177 in più. Ad essere più congestionata è l’infermeria, dove stazionano 104 ristretti, nonostante una capienza massima di 43 posti. Ma anche i quattro blocchi ordinari maschili, quelli che al massimo potrebbero ospitare tra le 100 e le 160 persone ciascuno, hanno una popolazione che a volte supera il doppio. Più contenute le cifre per la sezione femminile, con 80 presenze sulle 59 previste. Fin qui i numeri. Poi ci sono le storie. E le denunce, come quelle che solo qualche mese fa hanno portato il Tribunale di Sorveglianza a condannare lo Stato per “pene contrarie al senso di umanità”. È stato un report del Centro Servizi Volontariato Salento a riportare a galla le condizioni di assoluta inadeguatezza del penitenziario salentino. Celle con spazi vitali grandi quanto quelli di una bara, concepite per un solo carcerato ma da divise in tre, a causa di un sovraffollamento medio del 120 per cento. E poi le aree verdi e i campetti impossibili da fruire, perché mancano i passaggi di accesso protetti. Tutte cause e concause dell’abuso incredibile di ansiolitici e depressivi da parte del 90 per cento della popolazione dietro le sbarre. Certo, ora c’è da capire se la costruzione di un nuovo padiglione servirà ad accogliere altri detenuti o se servirà a spalmare quelli già presenti. Ma di sicuro questo era un intervento atteso da tempo in una struttura inaugurata a metà anni ’90 e presentata, all’epoca, come l’avanguardia dell’edilizia penitenziaria. Diventata subito, però, vecchia e inadeguata.

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