Immigrati fatti giungere in Italia con false promesse di lavoro e ridotti invece in schiavitu’ per lavorare nei campi per molte ore al giorno e vivere in condizioni disumane.

 

Per questo 16 persone sono state arrestate dai carabinieri dei Ros tra Puglia, Calabria, Campania, Sicilia e Toscana. Diversi i reati contestati, a vario titolo, ai componenti dell’organizzazione, attiva tra Nardo’ (Lecce), Rosarno (Reggio Calabria) e altre citta’ del sud. Tra gli altri, tratta di persone e riduzione in schiavitu’.

Nel Salento le manette sono scattate ai polsi di 8 datori di lavoro. Si tratta di Latino Pantaleo, detto “Pantaluccio”, 58enne di Nardò, Mandolfo Livio, 46enne neretino, Corrado Manfredi, 59enne di Scorrano e Giuseppe Mariano, detto “Pippi”, 75enne di Scorrano, Corvo Marcello, 52enne neretino, Bruno Filieri, 49enne neretino, Salvatore Pano, 56enne neretino, Giovanni Petrelli, 50enne di Carmiano.

L’indagine, chiamata ‘Sabr’ e condotta dal Ros di Lecce a partire dal gennaio 2009, ha portato all’individuazione di una organizzazione internazionale costituita da italiani, algerini, tunisini e sudanesi operanti in Puglia, Sicilia, Calabria e Tunisia che favoriva l’ingresso clandestino, in prevalenza di tunisini e ghanesi da destinare alla raccolta di angurie e pomodori. Il ‘reclutamento’ avveniva prevalentemente in Tunisia, dove numerose persone, spinte dalla disperazione, venivano convogliate in falsi viaggi della speranza verso la Sicilia e, successivamente, nella penisola, per lavorare prima nell’ agro pachinese, nel siracusano, poi i quello neretino, in provincia di Lecce. A Nardo’ si era costituita una sorta di ‘cartello’ tra datori di lavoro e ‘caporali’, che forniva manodopera per i lavori agricoli stagionali in diverse regioni. I clandestini venivano relegati lontani dai centri abitati, privati del denaro che avevano con se’, retribuiti con somme irrisorie, alloggiati in baracche senza acqua corrente, servizi igienici e corrente elettrica messe a disposizione dagli stessi ‘datori di lavoro’. Gli immigrati venivano costretti a turni di lavoro di 10-12 ore, anche durante il Ramadan, periodo durante il quale molti lavoratori di religione islamica si astenevano dal bere e dal mangiare. Da questa attivita’ i componenti dell’organizzazione traevano profitti ”rilevanti”, evadendo tasse e contributi. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Ros, dei comandi provinciali interessati e del Nil, con il supporto di elicotteri e unita’ cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi. La misura cautelare e’ stata emessa dal gip di Lecce Carlo Cazzella su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce. Tra i reati contestati, oltre alla riduzione in schiavitu’, anche l’associazione per delinquere, il falso in atto pubblico (per i falsi permessi di soggiorno) e il favoreggiamento dell’ingresso di stranieri in condizioni i clandestinita’.

Le dichiarazioni accusatorie di alcune vittime sono state determinanti per la costruzione del quadro indiziario a carico delle 16 persone arrestate stamane in alcune regioni italiane dai carabinieri del Raggruppamento operativo speciale di Lecce e del Comando provinciale con le accuse di associazione per delinquere, tratta e riduzione in schiavitu’, favoreggiamento dell’ingresso clandestino di stranieri, estorsione, falso, intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Le accuse sono state poi ovviamente riscontrate da altri accertamenti. L’inchiesta, coordinata dalla Procura Distrettuale Antimafia di Lecce, ha dimostrato come alcuni datori di lavoro italiani avrebbero stimolato, promosso e adattato l’offerta lavorativa alle proprie necessita’ produttive. Insieme ai caporali-caposquadra, capo-cellula sudanesi, algerini, tunisini, avrebbero spesso approfittato delle condizioni degli stranieri, magari privi di documenti di soggiorno o in cerca di qualsiasi occupazione pur di sopravvivere e pertanto limitati nella loro liberta’ di movimento e di negoziazione sociale. E’ inoltre emerso come in agricoltura le forme di sfruttamento siano diverse e riguardino per lo piu’ il salario e gli orari di lavoro, che non sono per nulla proporzionati e comparabili con i contratti nazionali di categoria. La paga oscilla tra i 22 ed i 25 euro al giorno, e l’orario e’ mediamente di 10-12 ore al giorno, senza soluzione di continuita’ per l’intero ciclo di raccolta. In pratica i migranti intascavano intorno a 2 euro all’ora. Una parte consistente del salario, inoltre, va al caporale e/o all’intermediatore ed il resto e’ destinato alle spese per la sopravvivenza, che in realta’ dovrebbero essere soddisfatte dagli stessi datori di lavoro. Secondo quanto riferiscono gli inquirenti in una nota, le testimonianze delle vittime sono ”dettagliate, coerenti e convergenti” e quindi ”attendibili, in quanto caratterizzate sempre da minuziosita’, precisione e soprattutto assenza di contraddizioni”. Le intercettazioni telefoniche, eseguite insieme a numerosi servizi di osservazione e pedinamento, hanno peraltro fatto emergere chiaramente come fossero proprio i datori di lavoro italiani che, a monte, pretendevano ed imponevano condizioni lavorative disumane: ”Ora quelli te li sfianco fino a questa sera…”, si dice in una telefonata. Gli imprenditori si avvalevano, poi, dei ‘caporali’ o ‘capi cellula’, i quali, a loro volta, dettavano gli ordini ai ‘capi squadra’ loro subordinati, che poi commentavano: ”…soli sono stati! Morti di sonno, di fame e de… de sete….”; ”…e quelli volevano pure bere e non c’era nessuno che gli dava l’acqua”. Gli stessi datori di lavoro temevano i controlli delle Forze di Polizia e degli Ispettori del Lavoro, proprio perche’ consapevoli, non solo della posizione irregolare di molti lavoratori, ma anche e soprattutto delle condizioni disumane in cui erano gli operai, condizioni di cui non solo erano consapevoli, ma di fatto erano direttamente responsabili. Significative altre frasi intercettate, pronunciate da un datore di lavoro ad un caporale, riferendosi ai lavoratori che avevano osato lamentarsi per vari motivi: ”….Di’ alla squadra che ha rotto i coglioni domani la lascio a casa…”. ”Non mettere roba brutta nei cassoni….se no se non carico io ti devo mandare a casa pure a te, capito?”. ”…e mo’… e mo’… e mo’ rovino loro! M’ rovino loro che lascio tutti a casa. Mo’… Mo’ li lascio a casa e li rovino veramente io…” ”… e ma come voglio fare io… io… uno deve comandare, o devo comandare io perche’ io devo sapere come fare la roba la’ in mezzo, loro soltanto raccogliere come dico io devono fare…”.

 

 

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