Saranno trascritte nei prossimi 90 giorni le 80 intercettazioni che la difesa dell’ex vicepresidente della Regione Puglia, Sandro Frisullo, ha chiesto di acquisire agli atti del processo.

Si tratta di conversazioni telefoniche dalle quali emergerebbe che tra luglio 2008 e marzo 2009 i fratelli Gianpaolo e Claudio Tarantini avrebbero attraversato una situazione economica gravissima tanto da non avere neppure i soldi per fare la spesa quotidiana, figurarsi per pagare tangenti a Frisullo. La procura avrebbe monitorato i conti correnti di Frisullo e dei suoi otto fratelli sperando di trovare traccia dei 100mila euro ritenuti provento di tangenti. Tarantini – secondo l’accusa – avrebbe versato a Frisullo 12.000 euro al mese per undici mesi (da gennaio a novembre 2008), 50mila euro in una circostanza, avrebbe acquistato per il politico costosi capi d’abbigliamento, buoni benzina, gli avrebbe fatto regali di vario genere e pagato le prestazioni sessuali delle prostitute Maria Teresa De Nicolì, Vanessa Di Meglio, Sonia Carpentone, oltre a fornirgli un’autovettura e un autista e il servizio di pulizia settimanale di un appartamento nel centro di Bari che Frisullo utilizzava. Durante l’udienza preliminare, il gup Alessandra Piliego ha affidato l’incarico peritale per la trascrizione di quelle 80 intercettazioni che dovranno essere depositate entro l’udienza del 26 settembre. Da quelle telefonate si evincerebbero inoltre i rapporti tra Tarantini e alcuni esponenti politici, anche del centrodestra. Entro l’udienza del 10 luglio prossimo, invece, il difensore di Frisullo, l’avvocato Michele Laforgia, potrà ascoltare altre intercettazioni compiute dalla procura sulle utenze telefoniche del politico nell’ambito delle indagini sugli accreditamenti di alcune cliniche private presso la Regione Puglia, riservandosi di chiederne la trascrizione. Nel processo sono imputati Frisullo e altre quattro persone coinvolte in una delle inchieste sulla gestione della sanità pugliese. Gli imputati – i fratelli Tarantini, Vincenzo Valente, ex direttore amministrativo dell’Asl di Lecce e Antonio Montinaro, all’epoca dei fatti primario di neurochirurgia dell’ospedale ‘Vito Fazzi’ di Lecce – sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, turbativa d’asta e millantato credito.

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