Il 27 luglio 1794, con quel golpe che va sotto il nome di “colpo del Termidoro”, cadeva il regime del Terrore. A decretarne la fine furono proprio alcuni deputati del Comitato di Salute Pubblica, fra i quali Saliceti, Carnot, Seyes, che, temendo di essere le imminenti vittime

della ghigliottina, attuarono il colpo di mano ai danni dei fratelli Robespierre e di Saint Just. Furono questi ultimi a terminare, lo stesso giorno, la loro carriera politica e la loro vita sul patibolo. Napoleone, accusato di giacobinismo finì in prigione, e ad inchiodarlo furono proprio le accuse del Saliceti. La sua permanenza forzata durò, tuttavia, soltanto una settimana poiché proprio colui che l’aveva provocata, provvide a scagionarlo. Posto in congedo non retribuito, fu richiamato dopo poco tempo ed assegnato all’esercito che combatteva gli insorti vandeani. Napoleone rifiutò la destinazione, pertanto fu inviato al Bureau Topographique, l’ufficio topografico del ministero della guerra, fondato dal Carnot.  Fu proprio in questo ufficio che il generale Buonaparte, non avendo altro da fare per ingannare il tempo, studiò dettagliatamente tutte le carte topografiche relative all’Europa, acquisendo una conoscenza sbalorditiva delle caratteristiche morfologiche del territorio dell’intero continente. Tale studio si sarebbe rivelato di grande utilità negli anni a venire infatti, come egli stesso avrebbe asserito in seguito, “per vincere una battaglia è necessario conoscere il terreno alla perfezione e saperlo sfruttare.” Più tardi venne definitivamente radiato dai quadri militari: sembrava che la sua carriera fosse finita.
A ricordarsi di lui fu quel commissario politico che lo aveva notato durante la presa di Avignone: Paul François Barras, divenuto l’indiscusso capo del Direttorio, la nuova forma di governo repubblicano, nata sulle ceneri del Terrore. Il motivo di questo richiamo nasceva dal timore di un’insurrezione monarchica che, a partire dalla primavera del 1795, sembrava dovesse esplodere da un momento all’altro. Napoleone colse al volo l’occasione offertasi, dimostrando che le parole da lui pronunciate il 10 agosto 1792 non erano vane. L’insurrezione scoppiò la mattina del 5 ottobre, ma quando gli insorti giunsero davanti all’ingresso della chiesa di San Rocco,  furono accolti da sessanta cannoni, sistemati da un giovane ufficiale di nome Joachim Murat per conto del Buonaparte, che sparavano a mitraglia. Fu una carneficina.
Aver stroncato la rivolta valse a Napoleone, che intanto aveva mutato il cognome in Bonaparte per facilitarne la pronuncia ai francesi, la promozione a generale di divisione, l’ingresso nei salotti parigini ed, infine, un buon matrimonio politico. Si trattava della creola Marie Josephine Rose Tacher de la Pagerie, vedova del visconte di Beauharnais (ghigliottinato durante il Terrore), di sei anni più grande. Questa, in realtà, era l’amante ufficiale del Barras, in liquidazione, poiché una nuova dama si apprestava ad entrare nel letto del politico. Il matrimonio venne celebrato il 9 marzo 1796 in gran segreto. La settimana successiva Napoleone assumeva il comando dell’armata che si apprestava ad invadere l’Italia.

Cosimo Enrico Marseglia

(Tratto da: C. E. Marseglia “Les Enfants de la Patrie” Edit-Santoro Galatina 2007)

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